Confartigianato ha tracciato un bilancio preoccupante sull’impatto della crisi in Iran sulle imprese italiane, evidenziando una doppia forte pressione che grava sul sistema produttivo nazionale. Tra marzo e aprile 2026, l’Italia ha registrato una perdita di 1,6 miliardi di euro nell’export verso l’area del Medio Oriente. Questo calo, pari al 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si rivela peggiore della media dell’Unione Europea e supera le flessioni di Germania (-23,2%) e Francia (-14%). Particolarmente critica la situazione di marzo, con una diminuzione dell’export del 52,5%, la più pesante tra le principali economie europee.

L'impatto sui costi e la competitività

La seconda pressione significativa è l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. Nei tre mesi di crisi, il prezzo del gas è salito del 38,3%, l’elettricità dell’11,6% e il costo industriale del gasolio del 49,8%. Le materie prime come metalli e minerali hanno visto un incremento medio del 39,3% nell’ultimo anno. Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha descritto questa congiuntura come un “effetto tenaglia”: «da un lato la perdita di sbocchi commerciali in un’area strategica per il Made in Italy, dall’altro l’aumento dei costi di produzione legato ai rincari dell’energia e delle materie prime. Un mix che rischia di rallentare la crescita e comprimere la competitività delle filiere manifatturiere nei prossimi mesi.»

Le sfide logistiche e le contromisure

L’area del Golfo rappresenta un mercato cruciale per l’export manifatturiero italiano, con un valore di circa 20 miliardi di euro, di cui 8,6 miliardi generati dalle PMI attive nei settori di macchinari, metalli, moda, agroalimentare e chimica.

Le regioni più esposte a questa crisi sono Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Sul fronte logistico, il transito attraverso lo Stretto di Hormuz e il Canale di Suez, precedentemente vitale per il 40% dell’export containerizzato, è stato deviato via Capo di Buona Speranza. Ciò ha comportato un allungamento dei tempi di consegna di 10-14 giorni e un aumento dei noli marittimi del 30-35%. Le coperture assicurative “war risk” per le rotte nel Golfo sono state ritirate dai principali club marittimi, con premi che sono aumentati tra il 50% e il 100%. In risposta, il governo ha innalzato il livello di sicurezza a 3 per le navi mercantili italiane e ha convocato il Comitato interministeriale per la sicurezza marittima.

Tra le misure di supporto, il Decreto Legge 42/2026 ha introdotto la misura Simest “Energia per la competitività internazionale”, che prevede un fondo perduto fino al 30% per le PMI colpite dal caro energia, con un plafond di 800 milioni di euro, oltre alla proroga del taglio delle accise sui carburanti.