La restrizione degli spazi di bilancio impone una revisione delle priorità della spesa pubblica, compresi alcuni incrementi previsti per specifici settori come la difesa. È quanto ha sottolineato Mauro Orefice, presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, intervenendo al Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato.
La necessità di nuove priorità
"La restrizione dei margini di bilancio impone dunque una rigorosa ridefinizione delle priorità di spesa, inclusa la riprogrammazione di alcuni aumenti settoriali come quelli destinati alla difesa, pur mantenendo fermi i presidi a tutela dei redditi delle famiglie e della liquidità aziendale".
Secondo Orefice, la gestione delle finanze pubbliche richiede quindi un equilibrio tra il contenimento della spesa e la salvaguardia delle misure a sostegno di famiglie e imprese.
I rischi dello scenario internazionale
Nel suo intervento, il magistrato contabile ha evidenziato anche le incertezze derivanti dal contesto geopolitico ed economico globale.
"Non può peraltro essere sottaciuto che tale quadro di stabilità rimane esposto a fortissimi rischi esogeni, nella considerazione soprattutto che l'instabilità del contesto globale potrebbe rendere necessarie revisioni significative degli scenari economici in tempi brevi e la conseguente adozione di politiche anticicliche atte a contenere in via preventiva gli effetti negativi di tale perdurante instabilità".
La Corte richiama quindi l'attenzione sulla necessità di mantenere margini di flessibilità per rispondere rapidamente a eventuali shock economici internazionali.
Riforma fiscale ancora in corso
Dalla sintesi della relazione sul Rendiconto generale dello Stato emerge inoltre che il percorso di riforma tributaria avviato con la legge delega è ancora in fase di completamento.
Finora sono stati adottati 18 decreti legislativi e 6 Testi Unici di riordino. Con la proroga della delega al 29 agosto 2026, restano tuttavia aperti diversi dossier, tra cui la revisione organica delle spese fiscali.
Secondo la Corte dei Conti, tali agevolazioni valgono complessivamente circa 119 miliardi di euro di mancato gettito, pari al 5,3% del Pil.
Il nodo dell'Irpef
Tra le criticità evidenziate figura anche il tema dell'equità orizzontale dell'Irpef.
La relazione osserva che l'imposta continua a gravare in larga misura sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, che rappresentano circa l'82% della base imponibile interessata dal prelievo fiscale, segnalando come questo aspetto rimanga ancora irrisolto nel quadro della riforma.