La Sicilia si confronta con stime discordanti sulla crescita economica futura, come emerge dal Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2027-2029, trasmesso dal governo Schifani all’Assemblea regionale siciliana per l’esame. Lo scenario tendenziale per l'Isola nel periodo 2026-2029 prefigura un aumento modesto del Pil tra lo 0,5% e lo 0,8% annuo. Tuttavia, lo scenario programmatico del governo regionale prospetta un’accelerazione significativa, stimando una crescita pari all’1,7-1,8% annuo, condizionata dalla piena realizzazione di circa 13,75 miliardi di euro di risorse pubbliche di sviluppo nel quadriennio.

Questa differenza nelle proiezioni porterebbe la crescita della Sicilia ben al di sopra della media nazionale, nonostante il progressivo esaurimento degli effetti del Pnrr e la persistente vulnerabilità energetica. Sono stati evidenziati andamenti asimmetrici tra i principali comparti dell’Isola, con divergenze significative tra le previsioni del Defr e quelle di istituti come Bankitalia e Svimez.

I settori chiave dell'economia siciliana

Nel comparto dei servizi e terziario, che costituisce l’80,2% del valore aggiunto regionale, il governo prevede per il 2025 una crescita dello 0,3%, mentre altre stime indicano un incremento dell’1%. Il settore beneficia del turismo estero e dei trasporti marittimi, pur risentendo della contrazione dei consumi interni.

Per il 2026, la previsione è di una crescita dello 0,5%. Sul fronte occupazionale, il comparto si conferma il principale pilastro della regione con 1.113.000 addetti, in aumento dell’1,1%, trainato in particolare dall’espansione nel commercio (+4,3%).

Nel settore delle costruzioni, che rappresenta il 6,9% del Pil regionale, le stime evidenziano differenze tra gli istituti: un +1,5% per il Defr e Banca d’Italia, a fronte di un -2,6% per altre analisi. Questa divergenza riflette la delicata transizione dal calo dell’edilizia privata, frenata dal ridimensionamento del Superbonus (-38,1% nel biennio), all’avanzamento dei cantieri delle opere pubbliche finanziate dal Pnrr. Per il 2026 si prevede una stabilizzazione con una crescita modesta (+0,8%).

L’occupazione nel settore mostra una sostanziale stasi (+0,1%), con 112 mila occupati, riflettendo l’impatto dei cantieri pubblici a fronte dell’esaurimento degli incentivi privati.

Contesto finanziario e prospettive di sviluppo

Il Defr 2027-2029, approvato dalla giunta regionale, prevede per il 2025 una crescita del Pil siciliano dello 0,6%. Lo scenario tendenziale indica un incremento dello 0,5% annuo sia nel 2026 che nel 2027. Tuttavia, la crescita potrebbe raggiungere l’1,7% annuo in entrambi gli esercizi, includendo gli investimenti programmati dalla Regione. Il documento segnala inoltre una significativa riduzione del debito pubblico regionale, che dovrebbe scendere da 4,025 miliardi di euro nel 2025 a 2,193 miliardi nel 2026.

Questo miglioramento, pari a circa 1,8 miliardi di euro in un solo anno, amplierà i margini di programmazione delle politiche pubbliche e degli interventi destinati allo sviluppo.

Sul fronte del lavoro, nel 2025 l’occupazione in Sicilia è cresciuta dell’1%, superando l’incremento medio nazionale, fermo allo 0,8%. Segnali di vitalità provengono anche dal sistema imprenditoriale: alla fine del 2025, il saldo tra iscrizioni e cessazioni è risultato positivo per oltre seimila imprese. Le nuove registrazioni sono state circa 24.500, mentre le cessazioni si sono fermate a 18.300. Il numero complessivo delle imprese registrate in Sicilia ha così raggiunto quota 463.772, con un tasso di crescita dell’1,34%, valore superiore a quello dell’anno precedente e tra i più elevati a livello nazionale.