Entro la mezzanotte di oggi, il ministro dell'economia greco Yanis Varoufakis presenterà all'Unione Europea una lettera di intenti che illustri come il governo intenda reperire gli 8 miliardi di debito posticipati dall'accordo con l'Eurogruppo lo scorso venerdì. In attesa dell'ufficialità girano alcune indiscrezioni. Secondo la stampa scandalistica tedesca Atene intende varare una stangata ai grandi capitali degli oligarchi greci (da cui reperire 2,5 miliardi), dalla lotta all'evasione e al contrabbando di sigarette e benzina (2,3 miliardi) e dal recupero dei debiti non ancora riscossi (2,5 miliardi). La proposta, che con ogni probabilità sarà accettata, eviterà il rischio bancarotta che sarebbe scattato in caso di mancato accordo.

Ma lo scampato pericolo non soddisfa.

Le condizioni che la Grecia ha accettato sono infatti a detta della maggior parte della stampa internazionale sconvenienti per gli ellenici. In cambio di una mini proroga di quattro mesi (due in meno di quanto lo stesso Tsipras aveva chiesto) sul pagamento della tranche di debito Tsipras dovrà reperire risorse per 8 miliardi di euro (4,5 in scadenza il 28 febbraio e i 3,5 di luglio). Senza un minimo di sconto. A luglio, quindi, questo siparietto si ripeterà, qualora qualcosa nel frattempo andasse storto nel piano varato da Varoufakis. La Grecia, lo ricordiamo, non può accedere al mercato del debito se non a tassi altissimi e può solo trovare risorse dai contribuenti (tasse), dal taglio della spesa pubblica e dai partner europei.

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In quest'ottica l'accordo di venerdì prevede anche che la Grecia non possa in futuro decidere unilateralmente la variazione degli accordi economici presi con i partner internazionali e che d'ora in poi nel parlare di Banca Centrale Europea, Ue e Fondo Monetario Internazionale vengano utilizzati i termini "istituzioni" e non più "troika", parola oramai connotata di un significato mortifero.

Tra le promesse fatte in campagna elettorale Alexis Tsipras c'era quella di evitare in tutti i modi l'ipotesi Grexit, ossia l'uscita della Grecia dall'Euro. Tsipras aveva anche detto però che questa permanenza avrebbe posato su condizioni più vantaggiose. In molti ricorderanno che si è parlato di cancellazione del 50% del debito greco, ma anche il postporre tutti i pagamenti della restante parte di debito per un periodo più o meno lungo. Tutte ricette che avrebbero permesso di bloccare la serie di riforme recessive e di avviare quelle della crescita.

L'intesa raggiunta con l'Eurogruppo però lascia l'amaro sia tra la popolazione sia tra i militanti di Syriza.

Secondo alcune testimonianze raccolte da alcuni media internazionali nonostante l'avvento di Syriza "nulla è cambiato". In sostanza, come sostiene l'elettricista Dimitris Kanakis, i greci si sentono ancora una "colonia del debito". Chi non ha usato giri di parole per definire il flop di Tsipras è stato Manolis Glezos, eroe della resistenza antinazista confluito all'interno di Syriza. Glezos, che nel 1941 tolse la bandiera nazista dal partenone, ha definito il premier un "venditore di illusioni" e chiede scusa al popolo per aver partecipato a questa farsa. Sono in molti all'interno di Syriza ad aver attaccato l'accordo con l'Eurogruppo. Il motivo è presto detto: il non aver trattato condizioni vantaggiose straccia tutte le belle riforme contenute nell'agenda di Salonicco. Un piano da almeno 21 miliardi, tutti da trovare, volto a ricostruire sanità, pensioni e ad innalzare il salario minimo. Finiranno del dimenticatoio?