Nuove barriere rischiano di innalzarsi in Europa. L'ultimo muro è stato annunciato ieri dall'Ungheria che ha deciso unilateralmente di barricare il confine meridionale con la Serbia, terminale della cosiddetta rotta balcanica, per bloccare l'afflusso di migranti. Nelle scorse ore, il ministro degli Esteri Peter Szijjarto ha esposto il piano governativo e ha informato che il 1° luglio ci sarà una consultazione con Belgrado proprio al riguardo. Non intende comunque aspettare i tempi biblici richiesti dalla concertazione di un progetto comune, ma vuole agire in tempi brevi.  Il suddetto progetto non è nuovo; era infatti già stato invocato dal premier populista Viktor Orban la scorsa settimana quando, in campagna elettorale anticipata, ha detto che l'immigrazione è pericolosa e che è arrivato il momento di prendere in esame tutte le opzioni per controllarla.

 Il muro, nelle intenzioni dei governanti, sarà alto 4 metri e coprirà tutta la frontiera con la Serbia, per una lunghezza di circa 175 chilometri, incluso un tratto fluviale. L'obiettivo dichiarato è quello di sbarrare la principale strada percorsa dai migranti in fuga verso l'Europa occidentale.



Reazioni in Europa

L'Unione Europea, in tutta risposta, ha criticato l'uso di qualsiasi tipo di recinzione e, anzi, ha incoraggiato la ricerca di misure alternative di controllo. Il premier serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato, dal canto suo, di essere rimasto sconcertato e turbato dall'annuncio ungherese. La Serbia proprio all'inizio di questa settimana aveva dichiarato di voler rinforzare la vigilanza lungo il confine con l'Ungheria ed ora, ribadendo di voler contrastare l'immigrazione illegale, chiede non muri ma aiuti concreti da parte degli altri paesi europei.



Emergenza immigrazione

Il Governo ungherese, davanti alle critiche estere ma anche al crescente consenso popolare interno, non teme di entrare in conflitto con Bruxelles e non fa alcun passo indietro. Secondo il premier Orban, l'Ungheria non contravviene ad alcun regolamento o convenzione internazionale, visto che vi sono situazioni simili sul confine fra Grecia e Turchia o in Spagna, nelle enclavi nordafricane di Ceuta e Melilla. Il ministro Szijjarto ha rimarcato infine che il suo paese, con Italia e Grecia, è in prima linea sul fronte dell'emergenza immigrazione e che nell'ultimo anno sono transitati dalla frontiera serba decine di migliaia di migranti e profughi, in particolar modo kosovari, siriani, afghani, iracheni. Per comprendere il fenomeno occorre soffermarsi su alcuni dati: l'Ungheria dall'inizio dell'anno ha ricevuto più di 50mila richieste di asilo, contro le 43mila del 2014 e i 2157 profughi del 2012.