Dopo il tentativo di alzare la voce della Grecia, poi duramente punita dall'Europa germanica, tocca ora al Portogallo far sentire il proprio grido d'allarme contro le politiche di austerità che sono state imposte al paese dalla Troika. Migliaia di lavoratori portoghesi, del settore pubblico e privato, hanno manifestato ieri 22 luglio di fronte al Parlamento di Lisbona, in palese critica contro il governo di centrodestra guidato dal primo ministro Pedro Passos Coelho.

In Portogallo si vota a ottobre

Da mesi il popolo portoghese si ribella all'austerità, ma ora le manifestazioni si fanno sempre più numerose, più partecipate e persino più incisive, anche perché mancano pochi mesi alle prossime elezioni politiche.

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Infatti, il capo dello Stato del Portogallo, Anibal Cavaco Silva, ha dato l'annuncio ufficiale che il voto, per il rinnovo del Parlamento, si svolgerà il 4 ottobre prossimo.

Il premier Coelho punta al rinnovo del mandato, ma si dovrà scontrare con il socialista Antonio Costa.

La corsa elettorale è tutt'altro che semplice: da un lato c'è il partito di governo che risulta altamente impopolare a causa dell'applicazione delle misure di austerità imposte dall'Europa, dall'altro il partito socialista di Costa che rischia di perdere consensi in quanto l'ex primo ministro, Jose Socrates, è accusato di corruzione e per questo è stato rinviato a giudizio. Il principale sindacato portoghese ha offerto una stampella alla sinistra socialista chiedendo ai lavoratori di sostenere la candidatura a premier di Costa che basa la sua campagna elettorale proprio contro le politiche di austerità.

Quattro anni di austerità

Il Portogallo nel 2011 è stato 'salvato' dall'Europa con 78 miliardi di euro di finanziamento. In cambio il governo di centrodestra ha dovuto porre in essere un programma rigoroso di riforme.

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L'esecutivo portoghese ha trascorso questi anni di legislatura solamente attuando il programma di aggiustamenti e riforme concordate con la Troika (UE, FMI, BCE) in cambio del suo 'salvataggio'. Considerato che il Portogallo ha eseguito alla lettera quanto dettato dalla Troika, la stessa, nel 2014, ha elogiato il premier Coelho per aver compiuto il 'miracolo'.

Il risultato per la popolazione, però, è stato devastante. Si sono persi oltre 300mila posti di lavoro, la disoccupazione è aumentata vertiginosamente mentre la qualità occupazionale è degradata a causa dell'aumento della precarietà, la riduzione dei salari e dei diritti sociali. Per questo, migliaia di portoghesi sono stati costretti a migrare in massa.

Un debito estero insostenibile

Il socialista Antonio Costa ha dichiarato: "Siamo stanchi di questa politica di austerità: i salari sono bassi e i portoghesi sono sempre più poveri". A proposito del problema del debito estero portoghese, Costa ha precisato: "È necessario trovare un modo per rinegoziare il debito che consenta di sbloccare le risorse per lo sviluppo".

Da queste affermazioni si capisce che il problema del debito non è solo una 'fantasia' greca, ma una realtà di molti paesi sud europei e, visto come sono andate le cose in Grecia, il Portogallo ora è a rischio fotocopia.