L’Europa dichiara guerra gli scafisti attraverso l’adozione di misure stringenti che prevedono anche la forza militare. È quanto sancito dalle conclusioni del consiglio Affari Interni dell’Ue, che ha visto la partecipazione dei 28 Paesi membri. L’Italia rivestirà un ruolo centrale nella seconda fase della missione EuNavFor Med. Al nostro Paese toccherà infatti vestire i panni dell’accusa: produrrà le prove a carico degli arrestati che verranno poi processati. Se su questo punto si è raggiunta un’unanimità di vedute tra gli Stati (il via libera è giunto senza discussione), differente è il dibattito sulla redistribuzione dei migranti attualmente bloccati in Italia e in Grecia.

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È stato necessario fissare un nuovo Consiglio per il prossimo 8 ottobre che partirà dalla quota dei 120mila rifugiati che dovranno essere trasferiti. Un leggero passo in avanti quindi rispetto ai 40mila approvati a maggio, ma pur sempre insufficienti a risolvere l’emergenza.

Nel frattempo sono ripartiti i treni dall’Austria colmi di richiedenti asilo in direzione della Germania.    

Berlino sospende Schengen

Mentre i grandi d’Europa continuano a confrontarsi sulle politiche migratorie, centinaia di innocenti abbracciano la morte. Siamo di fronte a un bollettino di guerra in costante e inesorabile aggiornamento. L’ultima tragedia registrata a largo della Grecia ha posto nuovamente sul banco degli imputati l’Unione Europea e la sua impreparazione politica e culturale ad arginare il problema. La Germania ha puntato l’indice contro tutti quegli Stati inermi, responsabili di aver fallito tutti i controlli alle proprie frontiere. Una superficialità che, secondo Berlino, ha dato il via libera ad un flusso migratorio senza precedenti e che ha gettato l’Europa nel più totale caos.

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Ecco allora la scelta della sospensione del trattato di Schengen, decisione che il ministro dell’Interno tedesco ha cercato tuttavia di ridimensionare. “L’obiettivo è arrivare ad una gestione ordinata dell’afflusso - ha spiegato Thomas de Maizière - per garantire la massima sicurezza della crisi”. A stretto giro di posta si sono subito allineate alla Germania la Francia, l’Austria e la Slovacchia. 

Le vittime innocenti del mare

Le acque del Mare Egeo non hanno lasciato scampo ad un barcone gremito di migranti fuggiti dalla miseria e alla disperata ricerca di una speranza per il domani. Tra le vittime (34 in totale) salpate dalla costa turca, figurano 15 bambini. I sopravvissuti sono stati tratti in salvo della navette della guardia costiera o sono riusciti a raggiungere a nuoto la vicina isola greca di Fermakonissi. Durissimo il commento dei vertici del Comitato Italiano per i Rifugiati: “Grande dolore del Cir per l’ennesima tragedia che si è consumata in Grecia, nel sud-est del Mare Egeo dove, durante un tragico naufragio, sono morti 34 migranti, molti dei quali bambini”.

“Ed in Austria - ha proseguito il Comitato - 42 migranti sono stati trovati in una cella frigorifera di un camion e si sono salvati per poco. Perché non aprire canali protetti e legali per le persone in fuga?”. Un interrogativo al quale l’Europa non ha saputo ancora trovare o dare risposta. L’emergenza drammatica continua.