Armata di muri e filo spinato guida il fronte del NO all'apertura delle frontiere ai migranti in fuga dalle guerre: è l'Ungheria, che nelle ultime settimane ha recitato la parte del Paese cattivo all'interno di un'Unione che improvvisamente sembra essersi scoperta buona con i popoli in difficoltà e che finalmente alza il tiro anche contro gli scafisti. Ritornando alla questione ungherese: la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato indubbiamente il sistema di quote per la distribuzione dei migranti approvato da Bruxelles, che il Primo Ministro ungherese Viktor Orban non ha avuto difficoltà a definire un tipico esempio dell'imperialismo morale che la Germania impone al resto d'Europa e che ha deciso di portare in Parlamento prima di procedere per vie legali contro Bruxelles.

Premier ungherese odiato in Occidente

Orban, vale la pena ricordarlo, è alla guida dell'Ungheria dal 2010; nel 2014 gli ungheresi gli hanno riconfermato la fiducia con il 44% delle preferenze, un risultato questo che non ha fatto piacere alle cancellerie occidentali che lo accusano di eccessivo autoritarismo. Accusa che secondo l'Unione sarebbe confermata dalla decisione di sigillare oltre al confine con la Serbia anche quello con la Croazia e con la Slovenia. Per comprendere meglio le ragioni di tutti va però anche detto che l'Ungheria costituisce la porta di accesso verso Germania ed Austria per tutti i migranti che viaggiano attraverso i Balcani risalendo da Grecia, Slovenia e Serbia.

Cifre impressionanti

I numeri sono sempre la migliore soluzione per comprendere la questione: dall'inizio dell'anno nel Paese magiaro sono arrivati quasi 180.000 migranti, all'incirca 7.000 solo nella giornata di domenica 28 settembre; un ritmo di affluenza che il Governo di Budapest sente di non poter assecondare e che a suo giudizio non può essere gestito attraverso l'imposizione delle quote voluta dall'Unione che peraltro lo stesso Juncker ha definito ridicole per come sono state quantificate.

I migliori video del giorno

Insomma, un'Ue spaccata che intanto approva un nuovo piano.

Ma stando così le cose è legittimo o no che l'Ungheria si opponga ad un provvedimento deciso dall'Unione di cui fa parte? E l'Unione fa bene ad ipotizzare sanzioni per i Paesi che rifiutano la politica delle quote? E ancora: è giusto che Budapest sbarri le sue frontiere o dovrebbe ricordarsi dei 194.000 rifugiati ungheresi che l'Europa accolse tra il 1956 ed il 1957?