Ieri sera Parigi è stata colpita da una serie di attentati terroristici, contemporanei e coordinati, in cui sono morte 128 persone e circa 200 sono rimaste ferite. Una strage senza precedenti non solo per la Francia, ma per tutto il territorio europeo. A rivendicarlo ufficialmente è stata l'Isis, “giustificando” tale orrore con il fatto che Parigi sarebbe per loro “la capitale dell'abominio e della perversione”.

La reazione del mondo social è stata immediata, anzi si può dire che sia stato anche il primo a diffondere le prime terribili notizie, anche attraverso le testimonianze dirette di chi si trovava da quelle parti.

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Facebook ha poi tirato fuori, con una velocità sorprendete, un'applicazione con cui chi stava lì può dire ai suoi amici che sta bene; mentre ora è stato lanciato l'hastag #RechercheParis per aiutare chi non riesce ad avere notizie dai propri cari.

Questo è il lato positivo della tecnologia e della virtualità, che trova così una sua fondamentale utilità.

Foto profilo e commenti

Ma che dire invece del libero pensiero (o presunto tale) che scorre in rete? Da un lato c'è chi si indigna, riflette su quanto successo, esprime solidarietà nei confronti delle vittime, chiede il silenzio. Un silenzio, quello virtuale, inimmaginabile per i soliti esibizionisti della tastiera, che per l'ennesima volta hanno sfruttato l'occasione caricando uno status al secondo con tanto di hashtag ad hoc per catturare lettori, in una sorta di cinica gara all'opinionista social più sensibile ed intelligente. E che dire poi del graffito che mixa il simbolo della pace e la Torre Eiffel, diventato foto profilo di buona parte degli internauti: la triste sensazione che sia stata messa non con il cuore, ma per seguire una tendenza social c'è, purtroppo.

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Liti social

Ma non è finita qui, perché è partita anche stavolta la caccia al razzista: al primo che usa la parola musulmano in termini negativi o che cita Oriana Fallaci arrivano, come da copione, una pioggia di insulti e da lì partono liti interminabili che hanno istigazione all'odio e integrazione tra le parole chiave. Che dire: ogni occasione, anche quella più tragica, è buona per filosofeggiare sui massimi sistemi e soprattutto creare stupidi polveroni mediatici. Questo mentre in Francia delle famiglie stanno piangendo i loro cari, vittime innocenti di una follia omicida che li ha colpiti all'improvviso, nella loro quotidianità.