L’incendio divampato in un club della capitale la sera del 30 ottobre ha scatenato una serie di proteste in tutto il Paese, in particolare dopo aver scoperto che il locale non era a norma. I manifestanti accusano il governo di non combattere la corruzione e chiedono regole più severe e maggiori controlli sulla sicurezza. Il grido del popolo ha già fatto cadere il Governo. Il premier Victor Ponta ha dato le dimissioni il 4 novembre in seguito alle richieste insistenti di una piazza di 30.000 manifestanti, che ora chiede nuove elezioni e nuove riforme.

L’incidente nella discoteca

Centinaia di giovani presenti al concerto dei Goodbye to Gravity sono morti in un incendio provocato da un banale fuoco d’artificio all’interno del locale Colectiv. Quella notte hanno perso la vita 26 persone e nei giorni successivi alla tragedia, sono deceduti altri 55 feriti gravemente ustionati.

Tra queste anche una studentessa italiana, Tullia Ciotola. Secondo le ultime comunicazioni altre 70 persone sono ancora ricoverate e 15 restano in prognosi riservata.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso

L'incendio è stato causato da una mancata attenzione verso le norme di sicurezza e soprattutto dalla negligenza delle autorità. La tragedia è stata la goccia che ha fatto risvegliare la coscienza di un'intera nazione. Già da questa estate Ponta era sotto inchiesta per corruzione, evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Fatto che ha aumentato la rabbia dei cittadini insofferenti verso un sistema prepotente, corrotto e inefficace. Le manifestazioni, infatti, non si sono fermate con la caduta del governo, sono continuate numerose in altre grandi città della Romania. Perfino in altri Paesi d’Europa decine di persone, la maggior parte romeni residenti all’estero, hanno protestato davanti alle varie ambasciate e consolati romeni.

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L’ondata delle manifestazioni

Il 3 novembre migliaia di persone hanno marciato commosse per le vie di Bucarest in memoria delle vittime e solidali con i feriti, ancora in gravissime condizioni. All'inizio della protesta, in Piazza dell'Università si sono riunite un migliaio di persone, successivamente la folla è aumentata notevolmente arrivando in poche ore a più di 30.000 manifestanti che hanno avanzato verso la sede del Governo chiedendo le dimissioni del ministro, del vicepremier e del sindaco. È stato uno dei più grandi cortei che la Romania ricorda dopo la rivoluzione del 1989. Il Presidente Klaus Iohannis ha sostenuto da subito la folla chiamando i responsabili politici a rispondere delle loro azioni.

Le manifestazioni invitano alle riflessioni, non alla violenza. Si manifesta per un futuro migliore, per recuperare dignità e offrire speranza alle nuove generazioni. Le rivendicazioni della folla sono ragionevoli e concrete: riforme istituzionali, lotta mirata alla corruzione, nuove elezioni. La coscienza civile della società romena si è risvegliata e la classe politica non può restare indifferente, dovrà fare i conti con un popolo più maturo.