Stamattina alle 8:40 locali si è verificato un incidente nella centrale nucleare EDF di Flamanville, in Francia. Una forte esplosione è stata segnalata all'interno della sala macchine del reattore 1 della centrale. L’incidente è avvenuto dunque fuori dalla zona nucleare e quindi non ci sono problemi di contaminazione per le popolazioni circostanti. Si segnalano 5 intossicati, ma nessun ferito grave.

Incidente alla centrale di Flamanville, la dinamica

Medici e team di emergenza sono stati mandati alla centrale di Flamanville. L'autorità regionale ha detto che la situazione è ora sotto controllo. 5 persone sono rimaste intossicate dopo aver inalato i fumi che si sono sprigionati dalle fiamme a seguito dell'esplosione.

"E’ stato un significativo evento tecnico, ma non è un incidente nucleare” ha detto Oliver Marmion, direttore di gabinetto della prefettura della Manica. L’incidente è stato forse provocato da un cortocircuito. Il reattore 2 è stato spento per precauzione. L’autorità per la sicurezza nucleare ha detto di non avere ancora alcuna informazione sull'accaduto e di non poter quindi commentare l’incidente nell’immediato.

L'incidente di Flamanville e il paragone con Chernobyl

I reattori della centrale di Flamanville sono da 1330 megawatt e risalgono al 1980. Attualmente è in costruzione anche un terzo reattore, lontano da dove è avvenuto l’incidente di stamane. L’incidente di oggi non ha nulla a che vedere con episodi ben più gravi, come quello di Chernobyl, dove ci fu una massiccia contaminazione nucleare delle zone circostanti e non solo, tanti morti provocati in modo diretto dalla tragedia e danni a lungo termine, sia ambientali che in termini di vite umane, che sono ancora oggetto di discussione.

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Le autorità ucraine hanno stimato che un totale di 5 milioni di persone abbiano sofferto per la castastrofe nucleare. Una buona parte di questi vive ancora nelle regioni contaminate. Secondo Greenpeace la conseguenza della contaminazione radioattiva sono state malattie al sistema immunitario, malattie cardiache, cancro che potrebbero causare ancora tra i 100mila e i 400mila morti nelle tre ex repubbliche sovietiche.

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