Le elezioni politiche parlamentari in Albania si sono concluse con un risultato che al momento, 12 maggio 2025, sembra confermare il dominio politico del premier uscente Edi Rama, leader del Partito Socialista (PS), in carica dal 2013 e ora prossimo a un quarto mandato consecutivo, un record assoluto nella storia democratica del Paese. I primi dati parziali, con circa il 30% delle schede scrutinato, assegnano al PS una maggioranza netta, con oltre il 53% dei voti e una proiezione di 84 seggi su 140, sufficienti per governare da soli e persino raggiungere una maggioranza qualificata, necessaria per le riforme richieste dall’Unione Europea.
L’opposizione guidata dall’ex premier Sali Berisha, leader del Partito Democratico (PD), si ferma invece al 34%, con circa 50 seggi, un risultato deludente rispetto alle aspettative e agli exit poll che lo davano più vicino al 38%. Berisha ha già denunciato presunti brogli, accusando il governo di manipolazione del voto, mentre osservatori internazionali e la magistratura albanese (SPAK) monitorano le operazioni per garantire la regolarità del processo.
Un voto cruciale per l’integrazione europea
Queste elezioni rappresentano una svolta decisiva per l’Albania e la sua politica estera, che nel 2022 ha avviato i negoziati formali per l’adesione all’UE. Edi Rama ha fatto dell’integrazione europea il fulcro della sua campagna, promettendo di portare il Paese nell’Unione entro il 2030, un obiettivo ambizioso che richiede riforme strutturali, soprattutto in materia di lotta alla corruzione e stato di diritto.
Tuttavia, gli analisti politici mettono in guardia: “L’UE non è una questione di slogan, ma di riforme concrete”, sottolinea Afrim Krasniqi dell’Albanian Institute for Political Studies. Nonostante i progressi nella crescita economica (oltre il 4% annuo negli ultimi tre anni) e negli investimenti infrastrutturali, l’Albania resta un Paese con gravi problemi di corruzione e criminalità organizzata, che minano la credibilità delle istituzioni.
L’opposizione divisa e le accuse reciproche
Sali Berisha, 80 anni, ex presidente e primo ministro, ha condotto una campagna populista, ispirata allo stile di Donald Trump, con slogan come “Rendiamo l’Albania di nuovo grande” e promesse di aumenti salariali e pensionistici.
Tuttavia, la sua credibilità è stata compromessa dalle sanzioni statunitensi e britanniche per corruzione, oltre che dall’arresto di alcuni suoi alleati, tra cui l’ex presidente Ilir Meta, accusato di riciclaggio.
La frammentazione dell’opposizione e la bassa affluenza (poco più del 41%, in calo rispetto al 2021) hanno favorito Edi Rama, che ha saputo consolidare il suo elettorato tra i giovani urbani e le classi medie, nonostante il crescente disincanto di molti cittadini, soprattutto under 30, che vedono nell’emigrazione l’unica via di fuga da un sistema politico percepito come stagnante.
Il voto della diaspora e le nuove sfide
Per la prima volta nella storia albanese, la diaspora ha potuto partecipare alle elezioni con il voto per corrispondenza.
Dei 246.000 albanesi all’estero registrati, solo una parte ha effettivamente votato, con un’affluenza limitata che però sembra aver favorito Berisha tra gli emigrati, mentre Edi Rama domina in patria.
Il governo dovrà ora affrontare tre sfide principali:
- Riforme giudiziarie: La SPAK, l’autorità anticorruzione voluta dall’UE, ha dimostrato efficacia, ma l’elezione di alcuni candidati sotto inchiesta rischia di minarne l’autonomia.
- Crescita inclusiva: Nonostante il boom turistico e gli investimenti esteri, le disuguaglianze restano marcate, con ampie fasce della popolazione ancora in povertà.
- Rapporti con l’UE: Bruxelles chiederà garanzie sul rispetto dello stato di diritto, mentre l’Italia, con cui Rama ha siglato un accordo sui migranti, continuerà a essere un partner strategico.
Un futuro tra speranze e incertezze
Se i risultati verranno confermati, Edi Rama scriverà un nuovo capitolo nella storia politica albanese, diventando il leader più longevo dalla caduta del comunismo.
Ma la sua vittoria, seppur netta, non cancella le criticità di un Paese ancora in bilico tra modernizzazione e vecchie logiche di potere.
L’Albania guarda all’Europa, ma il cammino verso l’UE sarà lungo e accidentato, e Edi Rama dovrà dimostrare di essere all’altezza delle aspettative, non solo con le parole, ma con i fatti. Intanto, l’opposizione dovrà ripensare la propria strategia, mentre migliaia di giovani continuano a sognare un futuro lontano da casa.