La Lega ha espresso la sua ferma contrarietà all’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, motivando la posizione con la mancanza dei requisiti necessari e il rischio di un “danno economico e sociale di enormi proporzioni”. Questa dichiarazione, diffusa il 27 maggio 2026, si inserisce nel più ampio dibattito sull’allargamento dell’Unione, evidenziando le diverse visioni tra gli attori politici europei.
Il partito ha sottolineato che l’Ucraina, a suo giudizio, non possiede ancora le condizioni che altri Stati membri hanno raggiunto dopo anni di riforme e adeguamenti.
La nota della Lega mette in luce le potenziali ripercussioni negative che un ingresso anticipato di Kiev nell’UE potrebbe generare a livello economico e sociale.
Il dibattito sull'allargamento e la proposta tedesca
Il tema dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea è al centro di un intenso confronto tra i Paesi membri. Kiev ha presentato la sua domanda di adesione nel marzo 2022, avviando un percorso di riforme che la Commissione europea ha riconosciuto come significativo. Tuttavia, la Commissione ha anche ribadito la complessità e la durata dell'iter di adesione, senza poter stabilire una data precisa per l’ingresso.
In questo contesto, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato una proposta innovativa: concedere all’Ucraina uno status provvisorio di “membro associato”.
Questa soluzione consentirebbe a Kiev di avere propri rappresentanti nelle istituzioni europee, seppur senza diritto di voto, offrendo un segnale politico immediato in attesa della piena adesione. L’idea di Merz mira a superare le lungaggini del processo tradizionale, fornendo un “sostanziale equivalente alla membership” che eccederebbe i risultati ottenibili nel medio termine con la metodologia attuale.
La proposta tedesca è stata avanzata mentre si aprono spiragli per la risoluzione di ostacoli preesistenti, come i colloqui tra Kiev e il nuovo governo ungherese di Peter Magyar per i dissidi sulla minoranza magiara in Transcarpazia. Merz punta a cogliere questa finestra di opportunità politica, scommettendo anche sull'asse con Emmanuel Macron.
Le reazioni e le prospettive per altri Paesi
Un piano simile di associazione parziale era già circolato, ma aveva incontrato la ferma opposizione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha sempre ribadito la volontà di un'adesione piena e rapida. Merz, consapevole di questa posizione, ha specificato nella sua lettera che la sua proposta «non sarebbe una membership light», ma un acceleratore del processo di adesione, volto a rafforzare l’Ucraina e inviare un segnale forte alla Russia.
La Commissione europea, responsabile dei negoziati, ha accolto con favore qualsiasi discussione sull’allargamento, in vista del vertice UE del 18 giugno, dove i leader affronteranno il tema. Un punto delicato riguarda il possibile fast-tracking dell'Ucraina rispetto ad altri Paesi candidati, come quelli dei Balcani (Albania, Montenegro, Macedonia del Nord) e la Moldavia, che attendono da più tempo.
L’Italia, insieme ad Austria, Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia, sostiene con forza l’integrazione dei Balcani, proponendo un approccio graduale “settore per settore”. Merz, nella sua lettera, ha chiarito di non voler mettere in secondo piano questi Paesi, suggerendo anche per loro uno status speciale con accesso privilegiato al mercato unico e osservatori stabili nelle istituzioni UE. Il Cancelliere tedesco ha richiesto l’istituzione di una task force per valutarne la fattibilità, lasciando ai leader la decisione finale al prossimo vertice.