La Commissione europea valuterà proposte compiute sugli hub europei di rimpatrio. I prossimi passi spettano agli Stati membri, basati su cooperazione strategica e il quadro giuridico. Questa posizione segue una proposta italiana sui 'return hub', centri di rimpatrio in paesi terzi, per la gestione dei rimpatri di cittadini terzi irregolari nell'UE. Ogni iniziativa dovrà rispettare il quadro normativo e prevedere stretta collaborazione con i paesi partner.
Normativa UE sui Rimpatri
Il tema degli hub europei di rimpatrio si inserisce nella normativa UE sui rimpatri di cittadini terzi irregolari.
Il 1° giugno 2026, Consiglio e Parlamento Europeo hanno concordato un regolamento provvisorio per procedure di rimpatrio più rapide ed efficaci a livello UE. Parte integrante del Patto UE su migrazione e asilo, obbliga i cittadini terzi senza diritto di soggiorno a lasciare lo Stato membro e a cooperare con le autorità.
Il regolamento autorizza centri di rimpatrio in paesi terzi, utilizzabili come destinazione finale o centri di trasferimento. Gli accordi sono possibili solo con paesi che rispettano i diritti umani e il principio di non-refoulement. I minori non accompagnati sono esclusi.
Meccanismi e Prossime Fasi
L'“Ordine europeo di rimpatrio” facilita il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio.
Il riconoscimento, volontario, sarà riesaminato entro tre anni per possibile obbligatorietà. Misure speciali per persone pericolose per la sicurezza includono divieti di ingresso prolungati o indeterminati, e detenzione.
L'accordo provvisorio attende l'approvazione formale di Consiglio e Parlamento, previa revisione giuridico-linguistica. Il regolamento sarà applicato subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE; alcune disposizioni entreranno in vigore dopo dodici mesi. Il 64% dei rimpatri con supporto Frontex è stato volontario.