Sempre più spesso famiglie e imprese hanno bisogno di denaro fresco per poter far fronte, non solo e non tanto a quelle spese annoverabili come straordinarie, ma anche a quelle riconducibili alla ordinaria gestione familiare o aziendale. Segni di una recessione economica che, seppur con intensità diversa, non risparmia proprio nessuno.

Pertanto l'esigenza di rivolgersi ad un istituto di credito al fine di ottenere un prestito sta diventando una prassi, oltre che un'esigenza per poter fronteggiare le spese di tutti i giorni. Il problema nasce laddove le banche hanno deciso di mettere paletti sempre più stringenti per quanto concerne le garanzie necessarie all'erogazione di un prestito.

E questo perché, sempre più spesso, gli stessi istituti di credito si trovano in spiacevoli situazioni in cui il richiedente è impossibilitato a restituire la somma originariamente erogata (da qui, va detto, deriva il forte sviluppo delle polizze assicurative sui prestiti).

Vi è dunque l'esigenza, da parte delle stesse banche, di creare delle opportunità di prestito "alternative" che possano essere vantaggiose per entrambe le parti (soggetto erogante e soggetto richiedente). Ed è proprio in questo contesto che si colloca il prestito su pegno.

Il prestito su pegno basa la propria ragion d'essere sul fatto che il richiedente possa garantire l'istituto di credito mediante il possesso di beni materiali.

Ci si riferisce, in particolare, ai metalli preziosi in quanto più di altri beni vantano un valore maggiormente stimabile. Naturalmente per quanto concerne la stima stessa, l'istituto di credito nominerà un apposito perito che darà un valore ai beni che il soggetto richiedente vorrà mettere in pegno. Secondo gli ultimi dati Bankitalia questa nuova forma di prestito sta avendo uno sviluppo piuttosto importante, potendo vantare circa 30000 richieste ogni mese per un importo medio ad operazione di 700 euro.