La crisi è ormai presente da oltre un quinquennio. L'occupazione è drasticamente diminuita e, conseguentemente, la percentuale di disoccupati è drammaticamente aumentata. E, se negli anni settanta, in un noto brano di Lucio Battisti, i soldi finivano al 21 del mese, oggi arrivare a questo giorno del mese è difficilissimo per un terzo degli italiani. Chi, negli scorsi anni, contando su redditi da lavoro dipendente o autonomi tali da permettere di poter sostenere le rate di un mutuo per l'acquisto dell'agognata casa o un prestito per altre esigenze, si trova ora spesso nel guado.

Paradossalmente, anche perché i consumi sono scemati e il mercato immobiliare è crollato, vengono pubblicizzati prestiti che permettono anche di "saltare" un certo numero di rate senza incorrere in penali o mutui con tassi di partenza inferiori rispetto a quelli medi praticati. Ma c'è la stretta creditizia per le famiglie e per le imprese. I dati riferiti alla crescita delle sofferenze, che sono i crediti "in default" per i quali vengono avviati dalle banche e dalle finanziarie le attività di recupero per vie legali, sono decisamente allarmanti, con una crescita impressionante tra la fine del 2012 e quella del 2013.

Chi chiede credito oggi si sente rispondere, nella maggior parte dei casi, che la domanda non può essere presa in considerazione perché, ad esempio, il reddito è riferito a un contratto a tempo determinato e non vi è certezza per il mantenimento dell'impegno, mentre il piccolo imprenditore spesso si ritrova, a volte a sua insaputa, con pignoramenti o ipoteche legali per tasse e contributi arretrati, e chiarire e documentare il proprio stato non è sempre facile.

Nella CRIF vi è l'elenco dei "cattivi" pagatori e, a volte, una segnalazione negativa per qualche rata pagata solo in ritardo rimane un marchio indelebile, quasi come una condanna definitiva, che non permette di accedere a prestiti magari non voluttuari (spese mediche, nuova automobile da utilizzare per lavoro, spese per gli studi dei figli, ecc.).

Le informazioni circolano, così, in rete, e il diniego da parte di una banca o di una società finanziaria, oltre che segnalato, viene ribadito da tutte le entità che vengono contattate. Abbiamo, quindi, la fotografia di un'Italia che non lavora, non consuma, e che non paga. Nella realtà, oggi, le banche, soprattutto, devono rispettare dei parametri di gestione dei crediti stabiliti in sede comunitaria attraverso i protocolli "Basilea 1-2-3", alquanto rigidi, e il credito, in effetti, viene concesso, come si diceva un tempo, a coloro che non ne hanno bisogno.