Il Governo dell'Avana - forse preoccupato dalla crisi venezuelana e dalla conseguente perdita di lucrosi sussidi - ha deciso di emanare una nuova Legge sugli Investimenti stranieri. Si rivoluzionerà in toto la normativa del 1995, ormai antiquata e inefficace per rispondere alle esigenze del nuovo corso economico cubano. La data che gli aspiranti investitori nell'Isola caraibica dovranno tenere bene a mente, è quella del prossimo 29 marzo, quando l'Assemblea nazionale del potere popolare - convocata in via straordinaria - dovrà esaminare la proposta del Consiglio di stato.

Il Parlamento cubano - che tra l'altro non ha mai respinto alcuna proposta legislativa - si riunisce in via ordinaria solo due volte l'anno, a luglio e dicembre: in genere nell'Isla grande è il Governo a legiferare, e lo fa in modo piuttosto sbrigativo, attraverso Decreti esecutivi.

Questa volta si è però deciso di coinvolgere l'Asamblea nacional del poder popular per assicurare ai mercati che investire a Cuba sarà sicuro, trasparente, e soprattutto redditizio. Le Autorità hanno precisato che la futura Ley para la Inversión extranjera dovrà sì rafforzare le garanzie che si offrono agli stranieri, ma ciò non significherà in alcun modo "la svendita del Paese né un ritorno al passato". Secondo il deputato José Luis Toledo Santander, il testo conterrà un elenco di settori privilegiati - ove l'investimento sarà particolarmente agevolato - oltre a prevedere tutta una gamma di esenzioni fiscali.

Stagnazione

L'iniziativa punta a vincere le ritrosie del mondo imprenditoriale, in una fase in cui alla stagnazione si uniscono i timori legati alla crisi venezuelana. Nel 2013 il prodotto interno lordo di Cuba è cresciuto del 2,7 per cento, un dato sensibilmente sotto le previsioni (e gli auspici) dell'Esecutivo, che si attestavano invece a quota 3,6.

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Oltretutto i criteri di calcolo lasciano perplessa la comunità finanziaria internazionale, che li giudica un po' "indulgenti". A preoccupare di più sono però le previsioni per il 2014, che non vanno oltre un modesto 2,2.

La nuova legge sugli investimenti dovrà quindi favorire produttività, occupazione ed esportazioni, così da rendere il tessuto produttivo locale meno dipendente dalle importazioni.

Timori venezuelani

Un'iniziativa che è anche una risposta alla minaccia di un cambio del corso politico a Caracas: dal vicino Venezuela, affluiscono ben 115mila barili di petrolio al giorno, a prezzi di favore. Metà dell'oro nero può essere pagato entro ventisette anni, e al tasso dell'uno per cento: in pratica, un regalo. E a ciò si aggiunge la sopravvalutazione dei servizi prestati dall'Avana, attraverso l'invio di personale medico e militare.

Quali che siano le motivazioni alla base della nuova legge sugli investimenti, il quadro normativo attuale è inadeguato. Le joint venture tra lo Stato e i gruppi stranieri - che un ventennio fa parevano il toccasana per un'economia stremata dal período especial e dall'implosione del blocco sovietico - non hanno mai attecchito.

Nel 2002 se ne contavano solo quattrocento circa, e oggi si sono addirittura ridotte della metà, complici le chiusure per cause di corruzione (vera o presunta), e la volontà di preferire accordi con società cinesi o venezuelane.

La joint venture cubana, giova ricordarlo, non consente allo straniero di detenere oltre il quarantanove per cento dell'entità, è obbligata ad assumere e amministrare la manodopera attraverso lo Stato, ed è soggetta a un regime fiscale ben poco attrattivo.