"Voglio andare a vivere in campagna", cantava qualche anno fa Toto Cutugno: il suo voleva essere un inno alla riscoperta dell'aria pura in un'epoca dove l'industrializzazione e il benessere nelle città occupavano un ruolo di primo piano.

Ora, però, la campagna sta diventando importante non solo dal punto di vista ecologico, ma soprattutto sul piano economico: a quanto pare, gli italiani stanno riscoprendo un settore fondamentale del nostro PIL (quasi il 17% arriva dal mercato agroalimentare).

A dispetto della crisi generale dell'economia, sono infatti in aumento le offerte di opportunità per i neoimprenditori, pronti a lavorare duramente in campagna: le iniziative da Nord a Sud, in tal senso, non mancano (fattorie, agriturismi, aziende di allevamento) e soprattutto occorrono specialisti in grado di analizzare le nuove frontiere del mercato alimentare, al fine di poter lanciare i nostri prodotti Made in Italy al di fuori dell'Unione Europea. 

Il dato più significativo è costituito dall'aumento delle iscrizioni universitarie alle facoltà agrarie: in media, siamo arrivati a un + 25% rispetto al 2012.

Le offerte di lavoro non mancano: sono sempre più richiesti i manager agricoli per le aziende vitivinicole (paga minima 22.000 euro l'anno, ma si possono anche toccare i 36.000), ma sono ricercati anche i responsabili agronomi e i cosiddetti 'food technologist' che si occupano degli studi e degli esperimenti in campo alimentare.

In modo particolare è proprio la viticoltura uno dei settori "boom": il mercato cinese, quello russo e quello dell'America Latina sono in grandissima espansione e saranno probabilmente queste tre nuove realtà a garantire sviluppo e lavoro per i prossimi anni.