Non è fuffa e non è neanche materia di pura propaganda a fini elettorali, né il classico specchietto per le allodole. Il Job Act di Renzi è la pietra tombale sul giuslavorismo progressista inaugurato con la legge 300 del 1970: è la precarizzazione del lavoro come ideologia assurta a dignità di riforma, cioè una cosa cattiva definita con una categoria positiva.

Con questa legge dal momento in cui sarà approvata per decreto, il lavoratore non avrà più alcuna garanzia e il contratto potrà essere stracciato in qualsiasi momento, senza alcuna giusta causa e senza nemmeno la compensazione economica prevista da precedenti leggi targate Fornero e Monti.

Il contratto potrà essere rinnovato settimanalmente e alla fine dei tre anni, bontà del padrone, se hai resistito al calvario potrai avere un contratto a tempo indeterminato, ma attenzione, con una art. 18 già ampiamente depotenziato che tuttalpiù ti consentirà un risibile risarcimento economico.

Ovvio che, anche ammesso che ci sia lavoro (e questo è il punto), un datore di lavoro che ha la possibilità di scegliere se avere un lavoratore precario al minimo o uno a tempo indeterminato, soprattutto per molte tipologie di lavoro poco qualificate, sceglierà di mandare a casa il precario prima dei tre anni e assumerne un altro.

E così via uno dentro l'altro a ciclo continuo.

Altra bella trovata riguarda i provvedimenti sull'apprendistato. Con questa legge non sarà più necessario confermare il 50% dei lavoratori assunti in precedenza, ergo sarà possibile stipulare contratti di lavoro quinquennale a basso costo (la paga base vale il 35% della retribuzione piena), che permetteranno un turn-over illimitato e la disponibilità di una mano d'opera giovane formato usa e getta.

Per sovramercato, "l'obbligo di integrare la formazione di tipo professionale e di mestiere con l'offerta formativa pubblica" diventa un elemento discrezionale.

Con il Job Act di Renzi la guerra contro i diritti del lavoro segna un punto fondamentale. I sindacati hanno fatto sentire la loro voce solo per lagnarsi di non essere stati invitati al banchetto. Se avessero alzato la voce prima forse adesso potrebbero fare il loro mestiere con un briciolo di credibilità.

Renzi ha dato loro il benservito: grazie del lavoro svolto finora, adesso non servite più. Tocca ai lavoratori cercare forme di rappresentanza diverse a tutela dei loro diritti.

Per ora la Troika e le oligarchie europee sono in vantaggio, ma non è detta l'ultima parola.

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