Illavoro non c’è, ma anche quando si trova o si ha la fortuna di averlo divienesempre più difficile da mantenere sulla base di orari tradizionali. Secondo idati Istat, sono quasi due milioni e mezzo gli italiani obbligati al part-timenonostante il desiderio di un orario esteso alle 8 ore giornaliere.

Sitratta di un’impennata impressionante se paragonata ai dati pre-crisi. Dal 2008si sono aggiunte alla schiera dei forzati a orario ridotto circa un milione ecentomila lavoratori. Una massa di persone costretta dalla mancanza dialternative a lavorare meno di quanto vorrebbero.

Dalpunto di vista delle imprese, in un momento di calo dei consumi e di difficoltàdel mercato interno nel mantenere i livelli di spesa, il lavoratore part timepermette di risparmiare sui costi del lavoro e di guadagnare la flessibilitànecessaria nel far fronte a un flusso discontinuo di clienti.

D’altraparte, questo fenomeno ha un forte impatto anche su chi presta la propriaopera. Il monte delle ore lavorate nel Bel Paese è in discesa, dalle 38 oresettimanali del 2008 alle 36 di oggi. Persiste anche una certa differenza digenere, visto che le donne lavorano mediamente 7 ore in meno degli uomini.Infine le retribuzioni medie hanno seguito lo stesso trend al ribasso,riducendosi per effetto della diminuzione delle ore lavorate.

Restaevidente che tra i quattro milioni di lavoratori part-time che caratterizzanol’attuale mercato del lavoro, molti anelano ad aumentare le ore lavorate(percependo così uno stipendio maggiore).

Sullungo periodo la contrazione del lavoro full-time ha avuto delle sicureripercussioni negative sul mondo dei consumi e sulle possibilità di spesa dellefamiglie. Senza lavoro full time non c’è reddito sufficiente e non ci sono grandipossibilità di spesa o di investimento nel lungo periodo. Due fattori che concorrono a mantenere la massima allerta sul tema.