Il dibattito tra i favorevoli o ai contrari al prepensionamento è sempre acceso. Le forze politiche e le organizzazioni sindacali stanno cercando un'intesa che porti alla riforma della Pubblica Amministrazione. Fino a qualche giorno fa sembrava cosa fatta per il prepensionamento dei dipendenti pubblici, secondo quanto proponeva il ministro Marianna Madia; ma nelle ultime ore si è assistito ad una frenata abbastanza brusca.

Vediamo ora quale potrebbe essere la proposta del governo Renzi.

Al momento il requisito per andare in pensione, relativamente ai dipendenti pubblici, è quello di aver raggiunto l'eta di 66 anni e 3 mesi; a quanto sembra, il prepensionamento per tutti i lavoratori a cui servono due anni per arrivare al raggiungimento di questo requisito, non sarà applicato.

Il perché di questo passo indietro sta nel fatto che applicando questa norma si creerebbe uno squilibrio tra settore pubblico e quello privato.

Quindi, questo provvedimento, se applicato, avrebbe potuto portare a dei malcontenti. A questo punto cosa farà il governo Renzi? Una delle proposte che più appare possibile è quella della pensione anticipata a 57 anni con il requisito dei 35 anni di contributi, per i lavoratori dipendenti, e di 58 anni sempre con 35 anni di contributi, per i lavoratori autonomi.

L'importo della pensione sarà calcolato con il metodo contributivo (prendendo in considerazione i contributi versati) e non più con quello retributivo (più conveniente), cioè prendendo in considerazione il valore dell'ultimo stipendio.

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Pensioni Matteo Renzi

Quindi cosa succederebbe in pratica? Se verrà applicato questo provvedimento il lavoratore andrà in pensione prima ma con un taglio che in media raggiungerà il 25-30% e che potrebbe arrivare fino al 45%.

Può essere considerata una proposta accettabile?

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