Protestare, urlare e dire no. Molti insegnanti, però, si stanno chiedendo se sia opportuno scendere già in piazza per quella che si annuncia come la ribellione, probabilmente, più eclatante dai tempi delle proposte del ministro Profumo, senza avere ancora in mano, nero su bianco, le esatte proposte che verranno avanzate dal Ministero dell'Istruzione.
Miur, scuola, piano Giannini-Reggi: giusto dire NO ancor prima delle 'prove scritte'?
In fin dei conti, è bastata una sola intervista, quella del sottosegretario Reggi al quotidiano 'La Repubblica' per accendere la miccia alla protesta. E allora è arrivato subito il 'NO' a lavorare 36 ore alla settimana senza aumenti dello stipendio; 'NO' alle supplenze senza lo straordinario non pagato; 'NO' alla formazione obbligatoria degli insegnanti; 'NO' ai ventidue giorni di lavoro in più all'anno (da 208 a 230); 'NO' anche agli aumenti (si è parlato di una percentuale fino al 30 per cento) per chi aspira a collaborare strettamente con i dirigenti scolastici; 'NO' alle scuole aperte fino alle 22; 'NO' allo strapotere dei presidi e alle tanto temute valutazioni Invalsi, insomma 'NO' e poi 'NO'.
Miur, scuola, piano Giannini-Reggi: i sindacati si sono mossi troppo presto oppure no?
In fin dei conti, poche ore dopo, l'intervista del sottosegretario Reggi, lo stesso esponente del Partito Democratico aveva provveduto a smentire direttamente alcuni punti menzionati in precedenza e soprattutto aveva invitato i sindacati a non organizzare 'scioperi preventivi' senza essere ancora a conoscenza delle precise proposte del Miur.
Ciò che si chiedono gli insegnanti è se sia giusto 'fasciarsi la testa prima di essersela rotta', protestando contro il 'nulla o quasi', oppure se sia più giusto far sentire la propria voce sin da subito per evitare che il Miur 'con un dito, si prenda tutto il braccio'. Voi come la pensate in proposito? Lasciate pure un commento e la vostra opinione.