Iniziativa clamorosa della CGIL, che ha presentato un ricorso formale alla Commissione europea contro la riforma del lavoro approvata dal Governo italiano, in quanto non allineata a quanto previsto dalla legislazione europea. Sotto accusa il Jobs Act e l'eliminazione della causale dai contratti a tempo determinato.

È importante ricordare che secondo gli accordi internazionali ratificati dal Bel Paese nessuna legge italiana può apparire in contrasto con quelle dell'EU. D'altra parte, la CGIL ha studiato con attenzione quanto ha già sentenziato la Corte di Giustizia europea in casi analoghi avvenuti precedentemente all'interno di altri Paesi dell'unione.

Il punto del contendere, la riforma del Job Acts

La nuova matassa che dovrà sbrogliare il Governo è tutt'altro che semplice. Secondo quanto previsto dai regolamenti europei, la tutela dei lavoratori deve basarsi sulla stabilità dell'occupazione come elemento portante della legislazione del lavoro. Al contrario, la CGIL pensa che quanto appena approvato sia in netto contrasto con tale principio, visto che di fatto viene soppressa ogni necessità di indicare una causale nei contratti a termine, favorendone l'impiego rispetto a quelli di tipo indeterminato.

L'UE si è data una strategia di programmazione a lungo termine dell'attività lavorativa all'interno dei Paesi membri, sintetizzata in Europa 2020.

Riprendendo le stesse parole utilizzate dal sindacato, tali orientamenti sarebbero "totalmente assenti nella Riforma del Lavoro […] chiediamo al Governo di porre riparo cancellando quelle tipologie contrattuali fonte di abusi nel nostro ordinamento e riportando i contratti a termine ad un uso funzionale con peculiari esigenze dell'impresa che ne giustificano l'utilizzo".

I quattro punti su cui si basa il ricorso della CGIL

Formalizzando quanto appena detto, la CGIL ha delineato quattro linee di principio su cui basare il proprio ricorso alla Commissione Europea. Tra queste:

  • il fatto che l'indicazione di una causale argini l'utilizzo improprio dei contratti a termine;
  • il rischio per molti lavoratori di non poter arrivare ad un contratto indeterminato;
  • la non discrezionalità dei licenziamenti;
  • la mancata correlazione tra aumento della precarietà e aumento dell'occupazione.

Obiettivo ambizioso della denuncia consiste nel cambiare quello che il sindacato ritiene un sistema occupazionale deputato alla precarietà, che sta rendendo sempre più vulnerabili le classi sociali deboli e sempre più difficile la costruzione di una carriera stabile per i giovani.