Con un tratto di penna, il Governo ha deciso di cancellare dalla riforma della pubblica amministrazione i provvedimenti che avrebbero permesso ai Quota 96 di ottenere l'agognato assegno pensionistico. Il caso avrebbe finalmente sbloccato oltre 4000 insegnanti della Scuola pubblica, che con la riforma voluta dal Ministro Elsa Fornero si sono visti bloccare il pensionamento con i requisiti tipici della quota 96.

Con questa dicitura si fa riferimento a tutti coloro che tra i requisiti pensionistici, hanno accumulato almeno 35 anni di contributi con 61 anni di età, oppure 36 anni di contributi e 60 anni di età. Prima della riforma pensionistica avvenuta recentemente, questi paletti risultavano infatti sufficienti per ottenere il pensionamento a settembre.

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L'annuncio a ciel sereno è arrivato dal Ministro Madia

È stato il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ad annunciare la notizia dell'eliminazione dei Quota 96 dal provvedimento di riforma della PA, mentre presenziava la commissione Affari costituzionali del Senato. Il giorno successivo è intervenuto sulla questione lo stesso Premier Matteo Renzi, giustificando la scelta con il fatto che la questione esulava la pubblica amministrazione, pertanto doveva necessariamente essere spostata ad altra discussione.

Per l'esecutivo, le possibilità di venire incontro ai Quota 96 dovranno ora conciliarsi con una maggiore flessibilità dell'uscita pensionistica, già allo studio per la questione esodati.

La vera causa del taglio sono i conti pubblici

Ma al di là delle affermazioni di circostanza, il dietrofront del Governo e le conseguenti delusioni degli insegnanti non derivano dalla mancanza di volontà politica nel dare seguito ai desideri del mondo scolastico. Ciò che blocca il provvedimento è lo stato preoccupante dei conti pubblici.

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A tal riguardo era già intervenuto nei giorni scorsi il Commissario per la spending review Carlo Cottarelli, ricordando che il vero obiettivo dei tagli consisteva nel contestuale abbattimento delle tasse. In questo senso, sarebbe stato un errore dirottare le risorse derivanti dalla spending review ad altre necessità.

La parola fine è però arrivata dopo l'intervento della Ragioneria dello Stato, che non concordava con i calcoli effettuati in precedenza dai tecnici del Governo. È a quel punto che il semaforo è diventato rosso.

Con le conseguenze che gli insegnanti ormai ben conoscono.