Non si placano le polemiche sul Jobs Act, dopo il Consiglio dei Ministri del 24 che ha visto l'approvazione di due decreti attuativi. La maratona riformista del rottamatore Matteo Renzi si trova ora ad una battuta d'arresto, per le crescenti critiche non soltanto dei partiti d'opposizione, ma anche della stessa maggioranza (Pd, Ncd e Scelta Civica). La tanto temuta riforma dell'Art. 18 arriva nel periodo di festa, a conclusione di un anno difficile, ma vissuto intensamente dalla maggioranza e dallo stesso Governo.

Dopo le novità fiscali della Legge di Stabilità, adesso sono le Riforme del Lavoro e delle Pensioni a far discutere: possibile che il Jobs Act varrà solo per i Privati?

Il Welfare: Jobs Act non si cambia, legge solo per i privati

Per il Ministro del Lavoro Poletti "i punti fondamentali della Riforma sono definiti e non si prevedono cambiamenti". Per il Welfare, il Jobs Act è sempre stato impostato per il solo settore privato, per cui le discussioni che hanno coinvolto la riforma del Lavoro risultano infondate. D'altro parere il senatore di Scelta Civica Pietro Ichino che ieri ha dichiarato come il contratto a tutele crescenti sia applicabile agli statali, poichè la nuova legge non lo esclude.

Ma il Ministro Poletti ed il Ministro alla PA Madia smentiscono duramente l'ipotesi. Più tardi la replica del sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti che ha definito sconcertante il dualismo tra il settore pubblico e privato perseverato anche nel Jobs Act (già evidente nella Finanziaria 2015).

Continuando Poletti ha ribadito: "Trattative al momento proprio NO". Pertanto le Commissioni esprimeranno un parere che sarà poi valutato collegialmente.

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Matteo Renzi

Anche per il premier Renzi: "Sarà il Parlamento a pronunciarsi sulla licenziabilità o meno degli statali. Esiste giurisprudenza nell'uno e nell'altro senso. Ma non sarà il governo a decidere". Per il Presidente del Consiglio la scelta è rimandata a febbraio quando il provvedimento sul pubblico impiego, firmato dal Ministro Madia, verrà discusso dalle Camere. Infine il Ministro Poletti discute la questione dei licenziamenti collettivi.

Per il Welfare non si tratta di "licenziamenti facili", ma della necessità di osservare come nei licenziamenti collettivi vi siano spesso motivazioni economico-organizzative, che vanno riconosciute dalla Riforma. 

L'attacco delle opposizioni

Proprio Beppe Grillo sferra un pesante attacco alla riforma con un post dal titolo: "Jobs Act Le Fregature crescenti". Per il M5S da oggi si nasce senza diritto al lavoro, perchè se vieni licenziato ti danno un piccolo indennizzo e finisce là: "un vero ricatto morale".

Proseguendo nel post firmato da Laura Castelli, col Jobs Act si crea "maggiore instabilità sociale, precarietà di vita ed impossibilità di costruire il futuro".

Sempre Grillo con un altro post "partite Iva cornute e mazziate" discute l'altra misura del Jobs Act. Nel 2015 inizierà il salasso dei liberi professionisti perchè, di fatto, il "regime dei minimi" non esisterà più: tassazione triplicata al 15%.

Ma a pagarla saranno i commercianti con reddito sotto i 40mila euro o i neoassunti entro i 15mila. Dulcis in fundo, il governo ha confermato aumenti contributivi Inps per iscritti alla gestione separata. La tassazione passerà dal 27% al 33% entro il 2018. Intanto oggi la Lega ha affondato Renzi. In un tweet Matteo Salvini scrive: "Il Jobs Act vale per dipendenti pubblici, saranno licenziabili. Anzi no. Anzi forse. Anzi vedremo. Da licenziare in tronco è #Renzi!". 

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