Attraverso le recenti dichiarazioni del Ministro Poletti, il Governo Renzi torna ad esprimersi sul delicato tema della riforma previdenziale. Sono moltissimi i lavoratori che attendono di avere risposte in merito alla propria posizione: esodati e precoci non rientranti nelle salvaguardie, quota 96 nella scuola e persone che svolgono lavori usuranti, disoccupati in età avanzata che risultano troppo anziani per potersi reinserire nell'attuale sistema produttivo e troppo giovani per poter accedere alle tutele dell'Inps.

La situazione si è logorata anno dopo anno, tanto che il Ministro del Lavoro è arrivato a dichiarare la presenza di un rischio sociale, contro la quale serve un nuovo strumento normativo in grado di flessibilizzare finalmente l'accesso all'Inps. Purtroppo anche le speranza che in molti firmatari (oltre 500.000) avevano riposto nel referendum abrogativo proposto dalla Lega Nord si sono dovute arrendere davanti al diniego della Corte costituzionale, mentre come abbiamo appena sottolineato l'esecutivo ha riconosciuto l'importanza di intervenire sulla questione, ma ha anche ribadito che la priorità resta il Job Act e il mondo del lavoro.

Governo Renzi pensa a intervento basato su sistema contributivo, ma dal Parlamento torna l'ipotesi di quota 100

Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, tra le ipotesi più interessanti per la riforma del settore previdenziale vi sarebbe quella di legare la pensione anticipata ad un meccanismo di pensionamento con il calcolo contributivo della mensilità. In questo modo, si potrebbe ottenere il duplice vantaggio di lasciare al lavoratore la scelta sul momento migliore per la sua uscita dal lavoro, mentre sarebbe garantita anche la tenuta dei conti Inps e di conseguenza del bilancio pubblico.

Di idea diversa è invece il Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano, che è tornato a proporre il pensionamento anticipato con quota 100. Ricordiamo che tramite questo sistema il lavoratore potrebbe ottenere la quiescenza attraverso la somma dell'età anagrafica con gli anni di contribuzione; ad esempio, si potrebbe accedere all'Inps con 58 anni di età e 42 di versamenti, oppure con 57 di età e 43 di versamenti e così via.

In alternativa, l'ex Ministro del lavoro propone di permettere l'uscita dal lavoro anche con 62 anni di età e 35 di contribuzione, a patto di accettare una penalizzazione massima dell'8% sulla mensilità.

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