Negli ultimi giorni il premier italiano, Matteo Renzi, ha escluso che il suo governo ha in cantiere una riforma delle pensioni. Ricordiamo che il 24 dicembre il Consiglio dei Ministri ha nominato Tito Boeri nuovo Presidente dell'Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale). Questa sua nomina, da quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio nell'ultima conferenza stampa, non è da considerare come un modo per riformare la previdenza sociale, nonostante le forti critiche che vengono mosse alla rigidità del sistema pensionistico italiano. Lo stesso Boeri è stato sempre piuttosto critico nei confronti della legge attualmente in vigore, la legge Fornero.

Quindi, qualcosa è cambiato negli ultimi giorni dopo che voci insistenti davano per necessaria una riforma delle pensioni già nei primi mesi dell'anno. Intanto, da parte di Boeri, sembra esserci la necessità di considerare un contributo di equità nei confronti degli assegni pensionistici più alti, in modo da dare equilibrio al sistema previdenziale nazionale. Anche la proposta di riforma avanzata dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, Cesare Damiano, appare poco fattibile anche se dovrà essere valutata a partire dai prossimi giorni. Questa proposta si fonda su incentivi e penalizzazioni da dare ai lavoratori che richiedono di lasciare il lavoro secondo le seguenti modalità: si potrà andare in pensione tra i 62 e i 70 anni, però con un età contributiva minima di 35 anni con penalizzazioni tra i 62 e i 65 anni e degli incentivi tra i 67 e i 70 anni.

I dettagli della proposta

Vediamo nel dettaglio cosa dovrebbe avvenire. In caso di pensionamento a 62 anni, al lavoratore sarà applicata una penalizzazione dell'8 percento, a 63 anni del 6 percento, a 64 anni del 4 percento e a 65 anni del 2 percento. L'età dei 66 anni non prevede né penalizzazioni né incentivi. Proseguendo, inizieranno gli incentivi, a 67 anni un 2 percento in più, a 68 anni un 4 percento in più fino ad arrivare ai 70 anni con un 8 percento in più.