Si prospettano momenti difficili per i futuri pensionati che si vedranno calcolare la propria mensilità con il sistema contributivo, mentre cresce l'importanza di organizzare la propria vecchiaia anche con un secondo pilastro previdenziale di tipo privato, oppure con un altro sistema di tutela similare Si conta infatti che i lavoratori nati negli anni '60 andranno in pensione con il 54% dell'ultima mensilità lavorativa, mentre i nati degli anni '90 vedranno addirittura calare questa percentuale al 33%.

. L'allarme è stato lanciato in seguito alle proiezioni dell'istituto Progetica, basate sui lavoratori che sono impiegati nel comparto della scuola pubblica. Vi è un elemento parzialmente consolatorio rispetto al quadro che si sta descrivendo, perché bisogna evidenziare che le stime proposte sono state costruite proiettando nel futuro l'attuale situazione economica, caratterizzata da un andamento stagnante e recessivo. Le cose potrebbero andare leggermente meglio in caso di un ritorno alla crescita, un evento che però al momento appare tutt'altro che scontato.

Pensioni contributive, cresce anche l'età di uscita dal lavoro: tutte le stime al riguardo

A sottolineare una situazione preoccupante non è solo l'importo delle future mensilità erogate, ma anche l'età con la quale diverrà possibile uscire dal lavoro tramite il pensionamento ordinario. Per chi è entrato in servizio negli anni '80 e '90, la data di uscita stimata è stimata dal 2028 e il 2031, pertanto bisognerà mettere in conto di raggiungere almeno i 68 anni di età.

Ma ancora una volta non va meglio per chi sta iniziando ora a lavorare, visto che in questo caso si dovranno aspettare addirittura i 73 anni, con quasi cinque decenni di versamenti ininterrotti. Il quadro resta quindi fosco, anche perché nel corso del recente passato si è assistito ad uno continuo irrigidimento dei requisiti contributivi ed anagrafici utili per ottenere l'agognata quiescenza, mentre le proiezioni effettuate per conto dell'Anief non prendono in considerazione l'adozione di eventuali nuovi aggravi e di normative ulteriormente penalizzanti nel corso dei prossimi decenni.

Anief e pensioni contributive: c'è rischio di percepire meno dell'assegno sociale

Stante la situazione, i requisiti sempre più stringenti in campo previdenziale e il passaggio al ricalcolo contributivo rischiano di vanificare le tutele di welfare e di sostegno pubblico durante la fase di vecchiaia. "Il risultato è che si lavorerà una vita per avere meno dell'assegno sociale" spiega il Presidente Anief Marcello Pacifico, sottolineando la propria affermazione con parole di grande preoccupazione: "siamo ormai alla macelleria sociale [...] potremmo dire che l'Italia non sarebbe più fondata sul lavoro, ma sulla schiavitù".

D'altra parte, secondo i dati offerti da Progetica, è fondamentale che i lavoratori più giovani (quindi con le prospettive più grigie in età di pensionamento) si attivino in modo da prendere fin dall'inizio della propria carriera delle opportune contromisure, ad esempio aderendo al fondo Espero per quanto concerne il settore scolastico.

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