Storica sentenza di un tribunale, quello di Trapani nellafattispecie, circa il ricorso presentato da un docente precario per ilriconoscimento e risarcimento del servizio prestato in qualità di precario: ilGiudice del Tribunale civile della città siciliana, dottor Mario Petrusa, hasentenziato “rinunci il ricorrente a tutte le domande di cui al ricorso afronte dell’assunzione a tempo indeterminato con decorrenza giuridica edeconomica anche ai fini previdenziali dal 01/04/ 2014”, dando facoltà al Miurdi accettare o meno la proposta transattiva con il mero scopo conciliativo.
I precedenti
Come dicevamo la sentenza del Giudice di Trapani diventa uncaso storico nell'ambito del contenzioso pendente in oltre 150 Tribunali inItalia per contrastare l'abusivo ed illegittimo ricorso al precariatoscolastico. Il contenzioso tra Ministero della Pubblica Istruzione edocenti precari è caratterizzato da ricorsi e sentenze che negli ultimi anni sisono succeduti con esiti sempre a favore dei ricorrenti. Ricordiamo infatti che già il Tribunale di Fermo haaccettato il ricorso di un docente precario, inserito nelle GI (Graduatorie d’Istituto)ordinando la sua immissione in ruolo e che il Tribunale di Roma ha ingiunto alministero al pagamento di 50 insegnanti con un risarcimento equivalente a 12mensilità, avendo questi più di 36 mesi di servizio in qualità di supplenti atempo determinato.
Così come ricordiamo che già altri tribunali (Milano,Cagliari in particolare) avevano invitato il Miur a valutare ipotesitransattive e trovare soluzioni conciliative.
Oggi si aggiunge al lungo elenco la sentenza del tribunaledi Trapani che di certo non passerà inosservata, soprattutto tra gli “addettiai lavori”. Proprio tra quei docenti precari che neppure nel disegno di leggedella “Buona scuola” di renziana memoria hanno visto riconosciuto il loroservizio. Servizio prestato con dedizione e fedeltà ad uno Stato al momentoirriconoscente. Intanto questi docenti sperano che il dibattito parlamentare in corso sul disegno dilegge valuti in maniera approfondita, leale e ragionevole, gli sforzi ed isacrifici da loro sostenuti e che non si pensi a risarcimenti simboliciche mortificano, ancora una volta, il loro lavoro.