All'indomani della sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 30 aprile 2015, che ha dichiarato incostituzionale la c.d. "norma Fornero" inserita nel decreto Salva Italia del 2011, la stampa sta "snocciolando" la possibile somma che lo Stato potrebbe dover corrispondere ai pensionati interessati dal blocco della perequazione (l'adeguamento al costo della vita) delle Pensioni.

Si parla di un "buco da 5 -10 miliardi". L'Avvocatura dello Stato, che nel giudizio davanti alla Corte Costituzionale si è opposta alla dichiarazione di incostituzionalità' dell'art. 24, comma 25, del D. L. n. 201/2011, ha depositato una memoria contenente un conto preventivo di circa 5 miliardi di Euro, ma si tratta di una stima per difetto.

La sentenza della Corte Costituzionale e il "buco" di 5 - 10 miliardi di Euro

In realtà, secondo le prime stime, i circa 5,2 milioni di pensionati interessati dal blocco della perequazione per gli anni 2012 - 2013 dovrebbero ricevere complessivamente una somma di circa 6 miliardi di Euro - pari al risparmio conseguito dallo Stato con il blocco della perequazione, secondo i dati forniti dall' INPS -, che dovrebbe essere incrementata dal c.d. "effetto trascinamento" verificatosi negli anni successivi. Pertanto, si stima che lo Stato dovrebbe corrispondere una somma vicina ai 10 miliardi di Euro. Si tratta di un bilancio molto pesante, in una situazione molto difficile per il nostro Paese.

La sentenza della Corte Costituzionale, infatti, è stata emessa dopo un lungo dibattimento che ha visto alcuni membri opporsi alla dichiarazione di incostituzionalità - tra i quali Giuliano Amato, "padre" della riforma previdenziale del 1992 -, con il voto decisivo del presidente Alessandro Criscuolo.

I sindacati sono già sul piede di guerra, e chiedono allo Stato "di restituire il maltolto" ai pensionati.

In effetti, la Corte Costituzionale ha rilevato che la c.d. norma Fornero ha violato i fondamentali principi costituzionali dell'uguaglianza, proporzionalità e adeguatezza della retribuzione, sulla base di una motivazione estremamente generica e non approfondita (la "contingente situazione finanziaria").

Il Giudice della Legge ha aggiunto che, anche se lo Stato ha la possibilità di "modulare" la perequazione sulla base delle esigenze finanziarie, ma la discrezionalità deve essere fondata sulla "ragionevolezza" e non deve violare il fondamentale principio costituzionale di uguaglianza sostanziale, previsto dall'art. 3,comma 2, della Costituzione (creando una disparità di trattamento tra la categoria di soggetti destinatari della normativa, i questo caso i pensionati). Il blocco della perequazione per gli anni 2012 - 2013, al contrario, ha comportato una riduzione definitiva del potere di acquisto per le pensioni superiori al triplo del minimo Inps (si stima una somma media di circa € 1.000).

Quali sono le conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale ?

Lo Stato dovrà individuare le risorse necessarie per corrispondere ai pensionati le somme dovute, sulla base dei calcoli e dei dettagli messi a punto dall' INPS. Si deve attendere, pertanto, i successivi sviluppi.

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