Il mondo della Scuola è nel caos e il Partito Democratico rischia la spaccatura in vista del voto definitivo per il ddl di riforma scuola 2015. La battaglia non è soltanto tra sindacati e governo Renzi, ma anche in seno al partito di maggioranza: oggi le associazioni sindacali hanno indetto un sit-in al Pantheon al quale sono stati invitati senatori e parlamentari per discutere della strategia da mettere in campo e non hanno accettato l'invito soltanto i partiti dell'opposizione, ma anche vari esponenti del PD.

Lo stesso Stefano Fassina, figura di spicco, ha annunciato che sarà presente e che se non si riuscirà a trovare un accordo, la sua scelta sarà quella di abbandonare il PD. Insomma Renzi si trova nella situazione di dover scegliere tra andare avanti nonostante tutto in una riforma scuola che non piace a nessuno né tra gli operatori della scuola né tra le forze parlamentari, o salvaguardare il proprio partito.

Le iniziative contro la riforma scuola 2015 di Renzi e lo sciopero 19 maggio, news 15-05

I sindacati sembrano intenzionati a resistere ad oltranza.

Il pugno di ferro di Renzi non piace e soprattutto non piace il ricatto delle assunzioni: Francesco Scrina della Cisl Scuola attacca il premier, chiedendogli un passo indietro e di scorporare il piano delle immissioni in ruolo dalla riforma scuola 2015 nel suo complesso. Pantaleo della FLC-CGIL ammonisce Renzi per le bugie che ha detto e gli chiede di non offendere più il personale della scuola. Molti intellettuali concordano con le motivazioni della protesta: dal costituzionalista Stefano Rodotà all'antropologa Amalia Signorelli che, dalle pagine de Il Fatto quotidiano, lancia una vera e propria requisitoria contro il ddl e contro il governo Renzi che ha lasciato intendere che gli insegnanti sarebbero una massa di ignoranti incapaci di capire il vero significato della riforma.

La mobilitazione contro la riforma scuola 2015 di Renzi seguirà queste tappe: il 18 maggio e, soprattutto, il 19 maggio, giorno in cui si dovrebbe votare l'approvazione al ddl, i sindacati (FLC-CGIL, UIL Scuola, Gilda, CISL Scuola e Snals) hanno organizzato uno Speaker's Corner a Montecitorio per tentare di bloccare il processo parlamentare. E poi c'è lo spettro del blocco degli scrutini, che, però, è stato dichiarato illegittimo dal Garante sugli Scioperi.

Cosa succederebbe se il mondo della scuola volesse proseguire ad oltranza la mobilitazione?

Blocco scrutini contro la riforma scuola 2015 di Renzi, le polemiche e le news al 15-05

Il Garante sugli Scioperi, Roberto Alesse, ha fatto sapere, ancor prima che venisse indetto in maniera ufficiale, che il blocco degli scrutini, come forma di protesta contro la riforma scuola 2015 di Renzi, è illegittimo. Il Garante ricorda come esista lo strumento della "precettazione" obbligatoria, quando uno sciopero minaccia il funzionamento di una macchina statale: bloccare gli scrutini significherebbe paralizzare i cicli conclusivi della scuola.

I sindacati, però, sottolineano come si tratti di una vera e propria emergenza democratica: perché scioperare (il riferimento è allo sciopero del 5 maggio con l'80% di adesioni) se poi nulla cambia? Che senso hanno gli strumenti democratici? Gli insegnanti riusciranno ad alzare il livello della sfida politica?

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