Il Ddl Scuola passa al vaglio del Senato e cambia nome, l'ex 2994 è ora sostituito dal 1934, numeri che rimarranno nel cuore dei docenti e forse impressi con marchio a fuoco nei ricordi storici della scuola. Se il Ddl Renzi dovesse passare all'approvazione del Senato, la scuola non sarà più la stessa.

I pericoli delle deleghe in bianco

Le ormai note deleghe in bianco che in bianco non sono più, ma chiare e leggibili all'art.

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22 del disegno di legge, (delega al Governo in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione) costringeranno i docenti a rinunciare al contratto collettivo ormai da tempo non rinnovato, alle attuali retribuzioni, agli orari di servizio, ai permessi ed infine alle assenze. Basteranno semplici decreti legislativi e circolari applicative a rendere il tutto possibile entro 18 mesi dall'entrata in vigore della legge e, se il cammino non dovesse essere bloccato dal Senato, già a settembre il panorama scolastico potrà cambiare decisamente volto.

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Libertà di insegnamento in pericolo

La libertà di insegnamento è in pericolo poiché il Ddl all' art. 22 precisa che verrà redatto un nuovo testo unico in sostituzione dell'attuale 297/94 nel quale, tra le tante cose, vengono precisati i limiti della stessa. La scuola non si aspettava certo queste novità con l'introduzione anni fa dell'autonomia scolastica oggi tanto decantata dal Governo Renzi, "cambiamenti sì ma non così" gridano i docenti a ragion veduta, ma le sorprese non finiscono qui, c'è da aspettarsi di tutto; tra le deleghe in bianco del disegno di legge è previsto il, cito testualmente, "riordino e il coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni di legge incluse nella codificazione, anche apportando integrazioni e modifiche innovative necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per adeguare le stesse all'intervenuta evoluzione del quadro giuridico nazionale e dell'Unione europea".

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Scuola Matteo Renzi

Nessuna certezza

Certezze non ce ne sono per nessuno, neanche per i dirigenti scolastici che terminati i tre anni previsti dall'attuale contratto, così come i precari o i docenti di ruolo in esubero, si potranno vedere restituiti alle "mansioni" precedenti l'assunzione.

Una domanda sorge spontanea, dove sono i nuovi posti di lavoro e le garanzie di sicurezza economica, di crescita del Paese che il Governo Renzi aveva promesso al popolo italiano e quelle che ostenta di fronte alla Comunità Europea?

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