Il tempo stringe e l'esecutivo si appresta a trovare una soluzione sui pensionamenti flessibili da inserire nella nuova Legge di Stabilità che molto probabilmente entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio 2016. Stando a quanto riportato sul quotidiano "Il Sole 24 Ore", sono cinque le ipotesi poste allo studio del Governo al fine di rendere più flessibile l'uscita dall'attività lavorativa e quindi, modificare le norme severe della Riforma Fornero introdotte dal Decreto Monti del 2011.

Uscita con decurtazione sull'assegno

Per i lavoratori autonomi e dipendenti sia del settore pubblico che dipendenti del settore privato il Governo Renzi starebbe pensando di introdurre il pensionamento dopo il raggiungimento dei 66 anni di età e 35 anni di versamenti contributivi pena una decurtazione sull'assegno previdenziale massima dell' 8%, ovvero una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo. Si tratta di un'ipotesi molto discussa su cui sembrano d'accordo la Lega e Forza Italia anche se tuttora sussistono molti dubbi.

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Staffetta generazionale

Tuttavia, non è esclusa nemmeno la riduzione dell'orario lavorativo per i lavoratori più anziani, ovvero l'utilizzo del contratto part-time con lo scopo di inserire nuove risorse più giovani (la cosiddetta staffetta generazionale). Ciò andrebbe in favore sia dei lavoratori più anziani che potrebbero usufruire del pensionamento e sia delle nuove generazioni che entrerebbero in contatto con il mondo lavorativo, incentivando l'occupazione. Da non dimenticare, però, che la pensione dei lavoratori a tempo parziale, sarà ridotta in misura corrispondente alla percentuale del part-time di lavoro svolto.

Meccanismo delle quote

Come annunciato più volte dal segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan, con il meccanismo delle quote verrebbe data la possibilità ai lavoratori di lasciare il lavoro nel momento più opportuno. E il Governo sta valutando anche tale ipotesi: introduzione del meccanismo delle quote che darebbe la possibilità ai lavoratori di congedarsi dal lavoro dopo il raggiungimento di quota 100 con almeno di 62 anni di età e 35 anni di contributi (per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato). Per gli autonomi, invece, è prevista la quota 101.

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Ricalcolo con il metodo contributivo e opzione donna

Sempre come riportato su "Il Sole 24 Ore", vi sarebbe l'idea di ricalcolare gli assegni con il metodo contributivo ovvero sulla base dei contributi effettivamente versati.Infine, per le donne si starebbe pensando al cosiddetto sistema dell'opzione donna, ovvero la possibilità che verrebbe concessa alle lavoratrici di lasciare il lavoro dopo il raggiungimento dei 57 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi a condizione che il loro assegno venga calcolato in base al metodo contributivo.

Si tratta tuttavia solo di ipotesi che potrebbero essere riscontrate nella prossima Legge di Stabilità.