Mercoledì 3 giugno inizieranno le discussioni al Senato intorno agli emendamenti da apportare alla riforma scuola 2015 di Renzi-Giannini: il risultato della tornata elettorale non sembra poter influenzare la linea del PD, il quale ritiene opportuno filare dritto verso l'approvazione senza grandi cambiamenti. Pur restando tutto da valutare il ruolo della cosiddetta minoranza dem al Senato, i numeri del governo sarebbero a rischio, sembra opportuno analizzare gli emendamenti Ghizzoni e Coscia che, al momento, rappresentano la versione più aggiornata di quella che dovrebbe essere la futura carriera di colui che intende diventare professore.
Il nodo centrale concerne la disciplina di passaggio da vecchio metodo a nuovo metodo: al momento, resterebbero esclusi dall'assunzione i docenti abilitati TFA, PAS e SFP e dalla possibilità di ottenere l'abilitazione (estinzione del TFA e del PAS) e dalla possibilità di partecipare al concorso resterebbero esclusi i neolaureati.
Emendamenti Ghizzoni e Coscia alla riforma scuola 2015 di Renzi-Giannini
L'emendamento Coscia determina la possibilità dell'istituzione di un concorso scuola, che verrebbe bandito entro l'ottobre 2015, con a disposizione 60mila posti: a parteciparvi sarebbero soltanto i docenti abilitati (TFA, PAS e SFP). La soluzione non convince né i sindacati né il mondo dei precari per due motivi: chi non vincerà questo concorso ed è in possesso di abilitazione, non potrà più insegnare, a causa della fine del sistema delle supplenze, e dovrà attendere il bando del concorso successivo a cui potranno partecipare anche i neolaureati (con conseguente obbligo, in caso di vittoria, di un tirocinio di tre anni, già svolto durante i corsi abilitanti); chi non è abilitato non potrà né abilitarsi né partecipare al concorso.
L'emendamento Ghizzoni, invece, intende istituire un concorso scuola, ai vincitori del quale spetterà la frequentazione di un tirocinio pagato di tre anni; potranno partecipare tutti, previo possesso di 36 crediti formativi in materie pedagogico-didattiche. L'emendamento non convince perché i 36 crediti rappresentano un anno aggiuntivo di università da svolgere, con conseguente spesa per le tasse universitarie: il candidato che non supererà il concorso avrà speso tale cifra inutilmente. Non convince anche perché non è stato chiarito quanto verrà pagato il tirocinio ai docenti: sembra che si aggirerà intorno ai 400 euro e questa modalità, secondo i sindacati, rappresenterebbe una maniera ingegnosa di travestire i tagli alla scuola e alle supplenze con una nuova procedura di reclutamento.
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