Non si placano le polemiche per l'approvazione in Senato della Buona Scuola renziana, polemiche che, come è logico aspettarsi, proseguiranno ancora a lungo. In attesa dell'ufficializzazione della legge, con il voto alla Camera il prossimo 7 luglio, dato ormai per scontato, cerchiamo di chiarire alcuni aspetti del contenuto della riforma, anche alla luce di alcune contraddizioni che sono emerse in maniera piuttosto evidente.

Una di queste è senza dubbio quella riguardante la cosiddetta 'supplentite', il 'male da estirpare', riprendendo una dichiarazione rilasciata in passato dal ministro Stefania Giannini.

Ebbene, il governo ha ribadito costantemente che il principale obiettivo era quello di eliminare le supplenze e di chiudere in maniera definitiva le GaE. A conti fatti, però, a settembre non sarà così, spieghiamo perchè.

Buona Scuola e 'supplentite': il 'male' delle supplenze rimane

Partiamo dal presupposto che, a settembre, verranno stabilizzati 47.476 docenti, mentre i restanti 55.258 verranno assunti ad anno scolastico in corso. Se consideriamo, poi, che le Graduatorie ad Esaurimento, da tempo, sono esaurite nelle discipline tecniche e scientifiche, ecco come a settembre si dovrà necessariamente far ricorso a contratti a tempo determinato.

Non a caso, il governo si è trovato costretto, proprio per questa 'sfasatura' nei tempi, ad inserire una norma che autorizzasse un ulteriore contingente di posti, proprio per ovviare a questo inconveniente: un'altra conseguenza è stato lo spostamento al 1° settembre 2016 del divieto di autorizzare incarichi temporanei superiori ai 36 mesi.

Scuola, assunzioni e GaE: il precariato resta anche con la Buona Scuola

Il contingente ulteriore servirà, inoltre, a coprire quei posti 'invisibili', tanto odiati dal Mef (in quanto fanno aumentare i costi) che non sono presenti nell'organico di diritto proprio perchè non si possono ricondurre ad una classe di concorso.

Un altro importante aspetto è che le Graduatorie ad esaurimento non potranno chiudersi subito e ciò è facilmente comprensibile: se prendiamo il caso delle discipline umanistiche, la coda potrebbe essere ancora molto lunga, specialmente nelle regioni del Sud. Insomma, nonostante gli oltre due miliardi per i centomila nuovi assunti, il problema del precariato non verrà affatto risolto: su questo ci si può tranquillamente scommettere.