Le ultime informazioni riguardanti il concorso a cattedra finalizzato all'assunzione dei docenti esclusi dal piano di reclutamento previsto per settembre 2015 sono portatrici di novità che solo l’uscita del bando, in previsione entro il 1 dicembre 2015, potrà convalidare o meno, essendo essenzialmente frutto di proposte e ordini del giorno avanzati dagli addetti ai lavori. Un dato, comunque, è certo dagli albori della proposta de La Buona Scuola: per poter partecipare al concorso è necessaria l’abilitazione

Requisiti dei partecipanti al concorso docenti 2015

Come riportato su Orizzonte Scuola, solo chi è in possesso del titolo di abilitazione rilasciato dalle istituzioni universitarie potrà prendere parte al concorso 2015. Si tratta dei docenti che hanno intrapreso questo percorso professionale attraverso le cosiddette SSIS, il TFA (Tirocinio Formativo Attivo), i PAS (Percorsi Abilitanti speciali), i laureati in Scienze della Formazione Primaria e i diplomati magistrali che hanno conseguito il diploma entro l’anno scolastico 2001/2002.



Ma l’abilitazione non sarà l’unico requisito di cui si terrà conto. Ad essere valutato anche il servizio pregresso a tempo determinato per un periodo non inferiore a centottanta giorni nelle scuole statali. 



Stando così i fatti, Anief, associazione sindacale e professionale, prevede una valanga di ricorsi volti a difendere la posizione dei giovani laureati che vedranno così preclusa la possibilità di partecipare al concorso pubblico. Il presidente dell’associazione, Marcello Pacifico, ha infatti specificato pubblicamente l’esigenza di garantire a tutti i laureati che hanno i requisiti per poter insegnare in una determinata classe di concorso, anche se non hanno conseguito l’abilitazione, la partecipazione alle selezioni. Ma, se così fosse, come si chiedono coloro che hanno conseguito l’abilitazione con i recenti percorsi abilitanti e che sono stati esclusi dal maxi piano di assunzioni della Buona Scuola del premier Matteo Renzi, che valore avrebbe l’abilitazione conseguita?

Ipotesi sul focus delle prove del concorso

Tra le ipotesi degli argomenti che saranno oggetto di valutazione c’è la proposta di Simona Malpezzi, componente del Pd in commissione Cultura alla Camera, che mira ad escludere totalmente qualsiasi conoscenza nozionistica e disciplinare dal momento che queste sono già state ampiamente oggetto di valutazione sia dei corsi di laurea, sia dei percorsi abilitanti successivi. Dunque, si auspica una maggiore praticità delle prove concorsuali che i docenti dovranno affrontare e ciò si traduce inevitabilmente in una maggiore attenzione su metodologie didattiche, strategie di insegnamento e conoscenze pedagogiche.