L’Istituto di Previdenza ha comunicato, che nel trimestre maggio-giugno-luglio, le domande per l’accesso alla nuova disoccupazione Naspi sono state esattamente 413.679, e che nei primi otto giorni di lavorazione delle pratiche, quelle evase sono state 58.065.

Riduzione dei ritardi

L’Inps dichiara che, dal 15 luglio, è stata avviata la nuova procedura per l’evasione delle pratiche Naspi, che permette l’automazione dei controlli e di conseguenza notevoli risparmi sui tempi. Inoltre, conferma che in precedenza, l’istituto è stato impegnato alla garanzia delle tutele dei lavoratori stagionali, e che le uniche pratiche che inevitabilmente hanno subito ritardi rispetto ai previsti 30 giorni necessari al perfezionamento di ognuna di esse, sono quelle presentate nei mesi di maggio e giugno, quantificate in 200 mila.

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A oggi, le pratiche evase e liquidate sono state circa 60 mila, mentre le rimanenti saranno elaborate entro i primi giorni del mese di agosto. Nel mese di luglio invece, sono state inoltrate 230 mila nuove domande di accesso alla Naspi, che saranno regolarmente liquidate entro il mese successivo.

Le pratiche sono messe in lavorazione dalle varie sedi Inps secondo l’ordine di arrivo, e l’obbiettivo dell’istituto è di mantenere inalterati i tempi tecnici necessari alla lavorazione delle pratiche stesse, quantificati in 30 giorni.

A causa dei notevoli ritardi nel disbrigo delle pratiche di richiesta di sussidio di disoccupazione, sono nate numerose critiche, sia da parte degli utenti interessati, sia da parte dei sindacati di categoria. Anche il mondo politico si è interessato al caso, visto che per gli eccessivi ritardi, migliaia di lavoratori rischiano di rimanere senza nessuna fonte di reddito fino a settembre. Il Movimento 5 Stelle, Sinistra e libertà e Scelta libera, nei giorni scorsi hanno anche presentato diverse interrogazioni parlamentari per denunciare i ritardi.

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Il rimborso degli arretrati agli eredi

Con il pagamento delle Pensioni di agosto, i pensionati riceveranno il rimborso degli arretrati come stabilito dal Governo a seguito della sentenza di Cassazione che ha dichiarato illegittima la mancata rivalutazione delle pensioni nel biennio 2012/2013. I rimborsi sono riconosciuti ai pensionati che ricevono un assegno previdenziale compreso tra 3 e 6 volte il minimo Inps, e la somma restituita sarà compresa tra 300 e mille euro, molto inferiore in confronto a quanto sarebbe spettato a ogni pensionato, che nel caso fosse stato pagato per intero, avrebbe compromesso la liquidità delle casse pubbliche.

L’Inps ha comunicato anche la procedura per i rimborsi agli eredi dei titolari di pensioni non rivalutate. Nei casi in cui i pensionati aventi diritto al rimborso, fossero deceduti prima di averlo ricevuto, lo stesso spetterà di diritto agli eredi del defunto, anche se l’erogazione non sarà automatica, ma sarà necessaria una procedura telematica. Per ottenere il rimborso, gli aventi diritto dovranno inoltrare una specifica domanda all'Inps attraverso una procedura informatizzata.