Un sistema di calcolo contributivo esteso a tutti, un taglio degli assegni in essere, la configurazione di un reddito minimo: sembrano essere questi i punti cardine della riforma che l'Inps di Tito Boeri presenterà al Governo Renzi il prossimo 8 luglio, quando l'ente previdenziale sarà chiamato ad illustrare la consueta relazione annuale alle Camere. Il programma di riassetto della pensione anticipata tracciato dall'ex professore della Bocconi non si discosta di molto da quello presentato a più riprese in tv dallo stesso Boeri, che nel corso dei suoi interventi ha più volte ribadito la necessità di tagliare gli assegni. Il punto è che il numero uno dell'INPS vorrebbe agire anche sulle Pensioni in essere, o prevedendo un parziale ricalcolo su base contributiva o spingendo per l'introduzione di un contributo di solidarietà che colpisca gli importi più elevati. Al di là di quale sarà con esattezza la riforma Boeri di certo non troveremo alcuna menzione a Quota 100 e Quota 97, bollate come eccessivamente onerose dallo stesso presidente dell'ente previdenziale. Anni di lavoro sulla flessibilità in uscita verranno dunque cancellati con un colpo di spugna 'dall'ultimo arrivato'?

Novità pensione anticipata e riforma Boeri-INPS: contributivo e taglio degli assegni, tra una settimana la verità

Sin da inizio anno Boeri non ha fatto altro che ripetere che entro giugno avrebbe fatto pervenire una proposta di riforma del sistema previdenziale al governo Renzi arrogandosi in qualche modo le funzioni proprie del ministro Poletti. Eppure è stato lo stesso Renzi ad invitarlo a presentare un programma di riformulazione della pensione anticipata, il tutto appare dunque legittimo e ragionato. Il concetto ispiratore della manovra è molto semplice: vuoi uscire dal lavoro in anticipo rispetto ai requisiti fissati dalla Legge Fornero? Perfetto, andrai in pensione con il sistema contributivo. Gli assegni saranno dunque più bassi del 25-30%, con i lavoratori chiamati ad avere almeno 35 anni di contributi e 57 o 58 anni di età per poter aderire al nuovo programma. Tradotto, Boeri proporrà una sorta di opzione donna estesa a tutti. Il presidente dell'INPS vorrebbe inoltre istituire un reddito minimo da prevedersi per chi si trovi nella fascia 55-65 anni - una sorta di ammortizzatore sociale camuffato da strumento previdenziale - e introdurre un contributo di solidarietà: 'Il contributivo ci consente flessibilità, perché non usarlo? Le pensioni di chi esce prima devono essere più basse, altrimenti il maggiore costo per la finanza pubblica graverà sui giovani' ha recentemente dichiarato lo stesso Boeri in Commissione facendo capire di aver già escluso Quota 100 e Quota 97.



In un'epoca nella quale si corre a passo svelto verso una drastica riduzione degli assegni previdenziali 'pubblici' la giusta via pare coincidere con un percorso ad hoc costruito dal lavoratore, chiamato negli anni pre-pensione ad attivare un fondo di previdenza integrativo. Anche Cesare Damiano di recente si è espresso sull'argomento: 'Condivido l'opinione del Presidente della Covip, Francesco Massicci, a proposito della necessità di sviluppare, accanto alla previdenza, anche l'assistenza sanitaria integrativa. In molte categorie le parti sociali sono già intervenute attraverso la contrattazione per fornire tutele sanitarie aggiuntive ai lavoratori. Il Governo dovrebbe però ripristinare una tassazione di vantaggio per tutte le forme di Welfare integrativo e non considerarle alla stregua di un qualsiasi investimento finanziario di natura speculativa' ha concluso Damiano rifacendosi all'inasprimento della tassazione vigente voluto dal governo Renzi alcuni mesi fa in merito ai fondi di previdenza integrativa. L'auspicio è che l'Esecutivo possa ascoltarne il consiglio specie adesso che i pensionati rischiano di diventare 'i nuovi' poveri.