Il ministero dell’Istruzione ha reso noto, tramite le domande e risposte  del proprio sito istituzionale (istruzione.it), che dal prossimo anno scolastico non verranno più assegnate le supplenze fino al 31 agosto, ma solo quelle che avranno scadenza 30 giugno.

Infatti, mentre fino allo scorso anno scolastico i supplenti erano utilizzati per riempire i posti vacanti e disponibili, quantificabili in circa quattordicimila supplenti, dall’anno scolastico che sta per partire tale impiego non sarà più possibile. 

Anno scolastico 2015-2016, perché non ci saranno più supplenze annuali?

Con il piano straordinario delle assunzioni lanciato dalla Buona scuola del Governo Renzi, infatti, verranno coperti, già dalle prime fasi, tutti i posti vacanti e disponibili. Questa situazione, molto probabilmente, si ripresenterà anche nell’anno scolastico successivo, quello del 2016-2017.

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Per di più, entro il prossimo 1° dicembre, verrà bandito il nuovo concorso nella Scuola con una disponibilità di posti che assicureranno il lavoro a circa 60 mila nuovi docenti: proprio per questo motivo, è facile intuire che tutte le cattedre vacanti e disponibili verranno coperte dai vincitori del concorso, senza dover più far ricorso ai supplenti. 

Supplenze nella scuola, atteso il giudizio della Corte Costituzionale

In più, c’è da considerare la situazione determinata dalla sentenza del novembre 2014 della Corte di giustizia europea che, di fatto, limita il ricorso alle supplenze con contratti a termine per necessità non momentanee.

Sulla questione dei reiterati contratti a tempo determinato è atteso il giudizio della Corte Costituzionale che dovrà, necessariamente, ricalcare quello della Corte di giustizia europea. E, dunque, quelle che saranno colpite saranno soprattutto le supplenze annuali, con scadenza al 31 agosto dell’anno successivo a quello in cui vengono firmate.

Pertanto, il ricorso ai supplenti, già dal prossimo anno scolastico, sarà sempre più limitato e, tra l’altro, avrà anche una diversa incidenza geografica, ma il ministero dell’Istruzione non ha fornito indicazioni in merito alla diversa distribuzione territoriale.

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