Polemiche roventi tra i docenti all'indomani della pubblicazione, da parte del Miur, dei risultati sul totale di domande di partecipazione al piano di assunzioni della Buona Scuola. La parte del leone la ha fatta il sud con Sicilia e Molise a guidare la classifica col 23% di domande, seguite da Calabria con 22%, Basilicata 21%, Campania 19% e la Puglia più staccata con il +15%. Molti docenti hanno obiettato che le domande di partecipazione al piano erano più numerose soltanto in virtù della maggior popolazione residente nelle varie regioni.

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I dati rilevati dal Ministero e dall'ISTAT sono stati incrociati per calcolare la percentuale delle domande e il sud, come dimostra l'infografica, doppia e in qualche caso triplica rispetto alle regioni del nord.

La tendenza nazionale

Ma dall'analisi emerge anche un'altra realtà per la quale il settore lavorativo più gettonato nel mezzogiorno è proprio quello dell'istruzione. Analizzando il rapporto nazionale occupati totali/residenti, secondo i dati rilavati dall'Istat su base nazionale, alla fine del 2014 si vede che si attesta in media intorno al 36% (22.337.000 lavoratori su un totale di 62.000.000 di italiani).

Il settore della Pubblica Amministrazione si piazza intorno agli ultimi posti con 4.500.000 di occupati. Al Nord sono 11.546.000 unità contro i 4.760.000 del Centro e i 5.852.000 del Sud. Confrontando questi dati con la tabella del Miur si vede che il rapporto si rovescia completamente.

Differenze regionali

Questi dati dimostrano ciò che è ovvio: è più facile trovare una cattedra al nord piuttosto che al centro o al sud. Ma il dibattito dovrebbe includere anche i reali motivi per i quali nel mezzogiorno si preferisce cercare un'occupazione nella Pubblica Amministrazione piuttosto che in altri settori.

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Difficoltà storica e cronica di fare impresa e di accedere a finanziamenti bancari e regionali a tasso agevolato sono all'origine del tutto. Poi bisogna anche ricordare il taglio di cattedre della Gelmini nel 2008 che al sud fu particolarmente pesante. Nei tre anni successivi questo taglio ha provocato una diminuzione degli insegnanti sull'intero territorio nazionale pari all'11% circa, come da un dossier della Flc Cgil del 2011.

Il vento che cambia

La situazione occupazionale ha mantenuto un trend costante al ribasso, fino a toccare punte di disoccupazione del 12,7% nel primo trimestre di quest'anno.

Ma il prezzo più salato lo hanno pagato i meridionali che si sono visti contingentare i posti di lavoro nelle scuole per effetto della politica del governo Berlusconi. Ciononostante è doveroso sottolineare il cambio di tendenza di moltissimi insegnanti meridionali la cui volontà di restare nella provincia di residenza si riscontra soprattutto nei social. Su Facebook questo concetto emerge nettamente in tutti gli interventi in cui i tanti docenti del sud che hanno boicottato la domanda spiegano che per loro insegnare non è una soluzione di ripiego, bensì una autentica passione!

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Parte da queste considerazioni l'analisi dei dati sopra esposti e dalla totale assenza di una politica per l'istruzione rivolta a cercare un modo per evitare l'emigrazione forzata dei docenti del sud.

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