Bonus da 500 euro nella busta paga dei docenti di ruolo a partire da ottobre, bonus al merito per il 10% dei docenti nelle scuole: tutto denaro che apparentemente il Governo sta 'regalando' per valorizzare il ruolo del docente. Ma il rinnovo del contratto bloccato da sei anni, perché è finito nel dimenticatoio? È proprio questo che fanno notare i docenti, commentando su Facebook l'arrivo dei 500 euro acclamati da Renzi e dalla Giannini. Che farsene di 500 euro (poco più di 40 euro al mese per 12 mesi da poter destinare solo alle spese per la formazione), quando lo stipendio non viene ritoccato da sei anni? Quando la media degli stipendi scolastici è al di sotto di quella europea? Perché buttare denaro in premi per alcuni, quando bisognerebbe aumentare la busta paga di tutti?

Il bonus da 500 euro della scuola: arriva in ritardo e non come stabilisce la legge

Se poi vogliamo essere pignoli sul bonus da 500 euro per i docenti della Scuola, come fa notare Giuseppe Candido (Gilda insegnanti Catanzaro), la legge 107/2015 non lo prevede, perché parla di una Carta elettronica dell'importo nominale di euro 500 per ogni anno scolastico, indicando poi come può essere utilizzata e che non costituisce reddito imponibile.

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Non parla di un bonus in busta paga. A questo punto il dubbio sulla tassazione dell'importo di quest'anno torna. Senza contare che la legge prevedeva un decreto da emanare entro il 15 settembre (che invece è arrivato il 22 settembre).

E il contratto del personale della scuola?

E il contratto collettivo dei docenti? E il contratto del personale della scuola? Sono passati sei anni da quando andava rinnovato. Sei anni di silenzio. Il personale della scuola italiana ha stipendi bassi rispetto alla media europea, gli scatti d'anzianità bloccati e il contratto scaduto.

Perché buttar soldi in premi destinati solo ad una parte di loro? E questo nonostante la Corte costituzionale abbia dichiarato non legittimo il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità e nonostante il tribunale di Roma abbia ordinato il 16 settembre alla Presidenza del Consiglio e all'ARAN di avviare senza ritardo il procedimento di contrattazione collettiva per la scuola. Ma qui siamo in Italia, il Paese dove si dice una cosa e se ne fa un'altra e dove le sentenze e la legge vengono modificate in base all'umore della giornata.