Il Governo, stretto nella morsa tra i bilanci statali ed i bilanci di ogni singolo futuro pensionato, difficilmente riuscirà a far quadrare il cerchio nei tempi utili per la Legge di Stabilità. In questi ultimi giorni si sta valutando l’idea di inserire nella prossima manovra finanziaria solo l’opzione donna, la salvaguardia esodati ed il prestito pensionistico. Anzi, è molto probabile che anche questi tre provvedimenti, o qualcuno di essi, venga posticipato a sua volta. L’esecutivo sta valutando di creare un decreto a se stante per il capitolo sulla riforma previdenziale.

Questa manovra avrebbe un duplice vantaggio per Renzi e maggioranza e cioè tempi più lunghi per trovare le risorse economiche e maggiore margine per predisporre una riforma completa del capitolo Pensioni.

Cosa entrerebbe nella prossima Legge di Stabilità?

Le ultime ipotesi ventilate parlano dell’allargamento dell’opzione donna anche agli uomini, o quanto meno di creare anche per i maschi un provvedimento che trarrebbe spunto da quello per le lavoratrici. Si tratterebbe quindi di una uscita anticipata a 62 o 63 anni con almeno 30 o 35 anni di contributi. Come già detto, non spetterebbe a tutto l’universo dei lavoratori in attesa della riforma, ma sarebbe un provvedimento per i senza tutela e le donne.

Probabile anche che si inserisca il cosiddetto prestito pensionistico, cioè l’anticipazione della pensione da parte dell’INPS che poi il neo pensionato dovrà restituire una volta raggiunta l’età pensionabile con rate mensili sulla pensione stessa.

Ultime notizie sulla riforma, cosa bolle in pentola?

Come specificato prima, fattore necessario della riforma che verrà deve essere l’equilibrio tra conti pubblici ed interessi privati dei lavoratori e futuri pensionati.

Stabilendo subito che manovre a costo zero, anche se c’è qualcuno che le pubblicizza, non ce ne sono, si tratta di trovare la quadratura del cerchio. La flessibilità di uscita dal mondo del lavoro non deve costare troppo allo Stato e non deve essere penalizzante in maniera eccessiva per i lavoratori. Queste sono due voci che sono agli antipodi, basti pensare che per costare poco allo Stato dovrebbe essere più salato per i pensionati e viceversa.

I punti positivi della flessibilità ci sarebbero per tutti. Lo Stato caccerebbe più soldi nell’immediato, consentendo a più persone di anticipare la pensione, ma nello stesso tempo, sostituendo i vecchi lavoratori con i nuovi dovuti dal ricambio, ne gioverebbe sia l’aspetto sociale che quello economico grazie ai contributi che verserebbero i giovani che oggi sono disoccupati. Per i lavoratori la riduzione della pensione consentirebbe un abbattimento del reddito che porterebbe gli stessi a pagare meno tasse.

L’ipotesi su cui si lavora è quella di consentire l’anticipo di pensione con piccole penalità per ogni anno di aniticipo. Si parla di una percentuale tra il 2 ed il 3% con un tetto massimo che non dovrebbe superare il 12%.

Calcoli alla mano un pensionato medio dovrebbe rinunciare a quasi 50 euro di pensione al mese se scegliesse di anticipare di un anno l’uscita dal lavoro. Penalizzazioni più gravi porterebbero i lavoratori ad optare per l’uscita anticipata solo nei casi in cui si perda il posto di lavoro.

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