L'esecutivo del premier Matteo Renzi intende realizzare sì modifiche strutturali per il sistema pensionistico con la prossima legge di stabilità ma l'operazione "chirurgica" non è rivolta a tutto il corpo previdenziale ma solo ad alcune emergenze, due in particolare: disoccupati di vecchia data e donne lavoratriciQuindi non un intervento generalizzato ma mirato e rivolto esclusivamente a sanare vecchie vertenze e nuove potenziali povertà. La decisione finale però spetta al premier Matteo Renzi dopo un vertice che si terrà con molta probabilità nella giornata di oggi 1/10 con Padoan e Poletti.

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Ecco cosa prevederebbe l'accordo tra Mef e Ministero del lavoro per le donne lavoratrici

Per le lavoratrici l'ipotesi che dovrebbe prendere corpo è un'uscita a 62 o 63 anni con un requisito contributivo che oscillerebbe tra i 30 e i 35 anni di contributi. Per ciò che attiene alle misure per i disoccupati, cioè per quei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro ed hanno esaurito la tutela degli ammortizzatori sociali, il Governo ipotizza un meccanismo per l'uscita simile a quello delle donne: un anticipo di 3 anni rispetto ai requisiti per le vecchiaia, in sostanza a 63 anni, che però arriverebbe a 63 anni e 7 mesi considerando l'aspettativa di vita. Questo è quanto è emerso dal confronto che si è tenuto al Ministero del Lavoro ieri sulle misure da inserire nella manovra.

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Pensioni

Per il Mef solo un miliardo e mezzo per donne e disoccupati, niente flessibilità

Ispiratore di simili interventi è, manco a dirlo, il Ministero dell'Economia. I tecnici del ministero sono soprattutto preoccupati e vincolati dalle magre risorse a disposizione per il capitolo previdenza. Secondo il Mef, per questi interventi, si potrebbe stanziare non oltre un miliardo e mezzo di euro. Il ministero del lavoro, rappresentato da Giuliano Poletti, insiste per la flessibilità in uscita, ma per misure orientate in tal senso si dovrà probabilmente attendere un disegno di legge mirato.

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I tempi previsti non sono certamente quelli che molti si aspettavano e si auguravano: si parla degli inizi del 2016. Soluzioni, queste, idonee per essere estese anche a chi ha perso il lavoro dopo il 2012 e che non hanno tratto alcun beneficio dai precedenti sei provvedimenti di salvaguardia. Intervento che permetterebbe di superare lo scoglio della settima salvaguardia

Per meglio definirne i contorni, ma soprattutto i contenuti ed i costi, a breve si terrà un vertice po­litico tra Matteo Renzi e i ministri direttamente interessati Padoan e Poletti. La palla è nel campo di Renzi, vedremo se riuscirà a fare centro.

Vi renderemo conto dei risultati dell'incontro. Voi intanto cliccate su “segui” sopra al titolo.

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