Nella legge di Stabilità 2016 non saranno presi provvedimenti a favore della pensione anticipata in modo da garantire una crescente flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Tuttavia, l’attuale sistema pensionistico presenta numerosi limiti che penalizzano i contribuenti, primo tra i quali il meccanismo dei coefficienti di trasformazione dipendenti dalla speranza di vita di uomini e donne.

Il Sole 24 Ore ha pubblicato un interessante calcolo basato sulle recenti misure della Legge Fornero, considerando i lavoratori nati nel 1982 che andranno in pensione negli anni tra il 2042 ed il 2059, periodo nel quale i coefficienti di trasformazione saranno rivisti per 9 volte (e dunque, nove speranze di vita diverse), una volta ogni due anni.

Calcolo assegno pensionistico basato sulla speranza di vita

Il calcolo riportato dal quotidiano economico mette in relazione due lavoratrici, entrambe nate nel 1982, la prima delle quali andrà in pensione a 60 anni, nel 2042, con un coefficiente di speranza di vita calcolato addirittura sui 90 anni e la seconda a 77 anni, nel 2059 il cui coefficiente sarà calcolato sui 92 anni. Il caso dimostra l’iniquità del meccanismo perché, a fronte di un’uscita dal lavoro di ben 17 anni di differenza tra la prima e la seconda, il coefficiente sarà differente di poco.

Ancora più iniquo è il caso di due donne che andranno in pensione alla stessa età, con la differenza che la prima rientra al termine di un biennio al quale sarà applicato un coefficiente di trasformazione e la seconda all’inizio del biennio successivo. Eppure a quest’ultima verrà applicato un coefficiente inferiore, seppure l’età è la stessa.

Pensioni, i nuovi coefficienti di trasformazione in vigore dal 1° gennaio 2016 fino al 2018

L’importanza del coefficiente di trasformazione va ad incidere direttamente sull’importo dell’assegno della pensione: a partire dal 1° gennaio 2016 tali valori subiranno una diminuzione rispetto al biennio 2013/2015. Chi andrà in pensione a 57 anni, ad esempio, subirà una diminuzione da 4,304 a 4,246; chi ci andrà a 62 anni passerà dal coefficiente di 4,940 a 4,856; a 70 anni, invece la diminuzione sarà ancora più marcata, da 6,541 a 6,378.

Insomma, il meccanismo disincentiva il continuare a lavorare con la speranza di avere un assegno pensionistico più consistente, ponendo i contribuenti nella condizione di uscire il prima possibile dal lavoro seppure a fronte di un taglio evidente dellapensione.

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