Peccato che nell'analisi di Walter Tocci sulla Buona Scuola di Renzi non compaiano le critiche alla mancanza di un piano pluriennale di immissioni ruolo di tutti i precari delle Graduatorie di Istituto ed una giusta allocazione dei docenti ancora presenti nelle Graduatorie ad Esaurimento che mettesse la parola fine ad anni di colpevole attesa e di manovre politiche tese a garantirsi solamente un bacino di voti per essere eletti. Ma tant'è, bisogna accontentarsi che le critiche dell'ex sindaco di Roma, compagno di partito dello stesso premier Matteo Renzi, vengano scritte in un piccolo pamphlet a cui viene dato un titolo alla Mandeville: "La scuola, le api e le formiche".

La critica del compagno di partito di Renzi

Su Il Sole 24 ore di questa mattina un articolo di Sergio Luzzatto parla dell'ultima fatica letteraria di Walter Tocci nella quale, dopo il riconoscimento per le cose positive che ha portato, vengono espresse forti perplessità su una Buona Scuola più simile ad una operazione di restyling che ad una vera riforma. In estrema sintesi l'ex sindaco di Roma descrive tre grandi errori di quella che nemmeno il premier vuol sentir dire che sia un riforma, come raccomandò nel video di spiegazione del 13 maggio scorso e che fu oggetto di pesanti critiche.

In evidenza la smania dell'autonomia scolastica, la valorizzazione del merito ed il principio del mercato nella competizione tra docenti.Il senso della riforma scolastica si riassume essenzialmente in queste tre componenti, senza dimenticare di citare la mancanza di provvedimenti atti a risolvere i limiti strutturali della scuola pubblica italiana.

I tre inganni per Walter Tocci

Il primo equivoco è quello dell'autonomia dove la nuova didattica sarà limitata a quegli insegnamenti opzionali che saranno gestiti dalle singole scuole.

Questo non può bastare per corrispondere alla transizione cognitiva che si sta sviluppando attualmente. Si possono definire inganni del mercato quelli per i quali si vuole lasciare il futuro della scuola italiana ad un sistema di distribuzione dei fondi ideato sul principio del bonus-malus. Non può funzionare perché questo andrà a peggiorare il divario già esistente tra Nord e Sud, laddove esiste un'Italia concorrenziale ed un'Italia assolutamente non competitiva.

E di malintesi sul merito si parla allorquando ci si genuflette ad dogma di una valutazione indiscriminata e iperformalizzata, senza considerare le coordinate del contesto territoriale e la saggezza delle valutazioni informali.

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