La riforma delle pensioni è un argomento scottante che da mesi tiene banco. Sul tema, numerosi sono gli interventi che quotidianamente, rappresentanti di Governo, Istituzioni e minoranze politiche rilasciano. Nelle ultime giornate, trapela un cauto ottimismo circa la riforma sulla flessibilità in uscita che presto dovrebbe prendere corpo. Infatti dopo la delusione del suo mancato inserimento nella Legge di Stabilità, come promesso dal Premier, il 2016 sarà per forza di cose, l’anno giusto per cambiare l’ormai vecchio e criticato sistema previdenziale.
Le proposte di Damiano e Boeri iniziano a coincidere e a pressare il Governo
L’uscita flessibile dal mondo del lavoro, a partire dai 62 o 63 anni di età, con penalizzazioni di assegno crescenti in base agli anni di anticipo con cui un lavoratore decide di andare in pensione, sono il caposaldo delle proposte di Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera e di Boeri, Presidente dell’INPS. Anche se con minime differenze, le due idee sembrano coincidere sul fatto che, come recita testualmente in un intervista Damiano, “è stupido un sistema che tenga al lavoro persone oltre i 65 anni e renda disoccupati i figli di quelle stesse persone”. Il rappresentante della minoranza interna PD spinge il Premier a tenere fede alla promessa fatta agli italianisulla riforma delle pensioni.
Ormai non si può più aspettare e proprio per ribadire l’azione che il Governo sta per mettere in piedi, Il Premier Matteo Renzi inizia a muoversi. La settimana prossima sarà molto importante per il capitolo pensioni, se è vero che Renzi, anche per rispondere alle numerose mozioni di sfiducia pervenute dalle minoranza in Parlamento, dovrebbe tenere un discorso in Parlamento, ad aule riunite, che avrà come tema centrale proprio la previdenza. Le ultime notizie dal Governo poi, spingono all’ottimismo. Infatti, non più tardi di qualche giorno fa, il braccio destro del Ministro dell’Economia Padoan, il Sottosegretario Paola De Micheli ha confermato come a stretto giro, non più tardi di marzo, il Governo affronterà tutti i temi caldi del capitolo previdenziale, esodati, donne, precoci e così via.
Quale è la base di partenza per la riforma
Lo schema è abbastanza chiaro, così come le idee di partenza sulla flessibilità.Si dovrebbe partire con la flessibilità secondo Damiano, cioè una uscita consentita a 62 anni e 7 mesi, con 4 anni di anticipo massimo, con 35 anni di contributi e con penalità del 2% per ogni anno di anticipo, cioè massimo dell’8%. In questo modo, la scelta sarebbe data al lavoratore che, in base alla tipologia del suo lavoro, se pesante o meno, potrebbe scegliere la data di uscita. Importante anche la conferma della famosa quota 41, cioè i contributi necessari per mandare in pensione i precoci, quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 20 anni. Per Boeri invece, la penalizzazione arriverebbe a poco più del 9% colpendo soprattutto i soggetti con contributi versati nel sistema retributivo, mentre l’età di uscita sarebbe di 63 anni e 7 mesi.
Piccole differenze che sembrano non difficili da limare. Sulle coperture economiche, Damiano chiede solo pazienza, dato che dopo i primi 4 anni in cui lo Stato sarebbe costretto ad un pesante esborso, nell’ordine di 4 miliardi, dal successivo, l’Erario otterrebbe guadagni. Boeri invece spinge per coprire parte della riforma, tagliando del 15% le pensioni d’oro, quelle sopra i 3.500 euro al mese che hanno avuto una liquidazione con il più vantaggioso sistema retributivo.