Il tema delle Pensioni e della riforma necessaria per cambiare la Legge Fornero fa registrare la presa di posizione di uno dei tre sindacati più importanti in Italia. La UIL è tra i promotori (insieme a CGIL e CISL) della giornata di mobilitazione prevista per il 2 aprile, con vari presidi che si terranno in ambito locale, un po’ in tutta Italia. I vertici del sindacato sono da sempre a favore della flessibilità in uscita ma non alle condizioni previste dalle varie proposte che sono in valutazione in Parlamento.

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Proprio su una di queste, cioè quella del Presidente Inps Boeri, la UIL ha apertamente preso le distanze dichiarandosi contraria ed esponendone i difetti.

Riforma necessaria, ma non sulle spalle dei pensionati

La proposta di Boeri ormai è largamente conosciuta anche dai meno addentrati nella materia previdenziale. Per il Presidente Inps, ai lavoratori andrebbe concessa la facoltà di lasciare il lavoro e quindi di pensionarsi, a partire dai 63 anni e 7 mesi, dunque con tre anni di anticipo rispetto all’età prevista dall’attuale ordinamento.

Tra le condizioni per questa flessibilità c’è quella contributiva, rappresentata dai 20 anni minimi di contributi necessari. Inoltre, l’assegno pensionistico assegnato a chi esce in anticipo, non deve essere inferiore ai 1.500 euro al mese. Il punto più contestato però è sempre lo stesso, quello delle penalità in termini di assegno erogato, a cui devono sottostare i pensionati anticipatari. Per la UIL, chiedere ai pensionati di rinunciare al 3% per ogni anno di anticipo rispetto alla normativa in vigore, cioè con un tetto massimo del 9%, non è accettabile.

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Per la UIL, la riforma va fatta, ma non devono essere i pensionati ad autofinanziarla. Proprio il sindacato in uno studio, ha quantificato in moneta quello che Boeri chiede come sacrificio ai pensionati. Secondo i dati in oggetto, un pensionato con 1.500 euro di pensione lorda, che poi sarebbe la prima fascia a cui verrebbe concessa l’uscita in anticipo, perderebbero 135 euro al mese, 1.755 euro all’anno. Per chi invece ha una pensione di 3.500 euro lordi al mese, l’ammanco sarebbe di 4.100 euro. Sicuramente un sacrificio non da poco.

La piattaforma previdenziale dei sindacati

Sulla penalizzazione i sindacati sono stati sempre chiari, non dovrebbe essere previsto nessun sacrificio ai lavoratori in termini di pensione concessa. Nelle manifestazioni del 2 aprile, l’obbiettivo dichiarato dalle tre sigle sindacali è quello di sostenere la loro idea di riforma, la loro piattaforma previdenziale, così come viene definita tecnicamente. Va registrata anche la dura presa di posizione della CGIL, che spinge per una flessibilità che butti l’occhio sulle pensioni future, quelle che spetteranno agli attuali giovani.

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Per la CISL invece, la riforma deve essere un atto dovuto di indirizzo Governativo, dovrebbe essere l’Esecutivo a predisporla ed a trovare le risorse necessarie per attuarla. Le riunioni, gli incontri ed i tavoli di discussione su questo scottante tema sono quotidiani, e per il 23 marzo è stata messa in agenda un importante incontro in Commissione Lavoro alla Camera, dove interverranno membri del Ministero del Lavoro e di quello di Economia e Finanze per fare un punto sulla situazione pensioni e chissà, per valutare da dove partire e come fare per questo che ormai è diventato un tormentone.

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