Il problema pensioni riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini, anziani già in pensione, lavoratori in procinto di andarci e giovani spaventati dalle voci su quello che aspetta loro. Alcune novità introdotte dalla Legge di Stabilità e che adesso, decreto dopo decreto, stanno diventando attuative, incidono anche sui lavoratori del pubblico impiego. Il part-time pensione per esempio è uno di questi. Poi c’è la vicenda dei pensionamenti d’ufficio o quella dei pagamenti della prima rata di pensione.
Part-time pensione non ancora in azione per gli statali
Per i lavoratori del Pubblico Impiego, spesso le regole per accedere alla pensione, qualsiasi essa sia, sono diverse da quelle degli altri lavoratori. Non fa eccezione a questa regola il part-time pensione, cioè la riduzione di orario di lavoro concessa a coloro che si trovano a 3 anni dal raggiungimento dell’età di uscita prevista dalla Legge. La norma del part-time pensione non prevede alcuna distinzione tra lavoratori pubblici o privati, essendo un provvedimento aperto a tutti. I dipendenti pubblici, non erano stati inseriti tra i possibili beneficiari di questa speciale possibilità di uscita graduale dal lavoro.
Infatti la Legge di Stabilità parlava solo di lavoratori dipendenti privati, ma il Decreto Milleproroghe ne ha esteso l’applicazione anche agli statali.
La differenza però, sta nel fatto che per i lavoratori del settore privato, il provvedimento è subito operativo, mentre per gli statali bisognerà ancora attendere l’emanazione della procedura operativa. In attesa che anche per gli statali tutto vada a regime, ricordiamo che possono beneficiare dell’uscita graduale i lavoratori che raggiungono i requisiti pensionistici entro fine 2018. Il lavoro sarà ridotto in percentuale tra il 40 ed il 60%, senza perdere alcun contributo poiché, quelli mancanti per via dell’orario ridotto saranno compensati in maniera figurativa dall’INPS, come se si lavorasse a tempo pieno. Per lo stipendio invece, la quota mancante per la riduzione di orario, sarà compensata in parte con il versamento in busta paga di un bonus pari all’ammontare dei contributi che il datore di lavoro non verserà all’INPS, sempre per via della riduzione di orario.
Risoluzione d’ufficio del Lavoro
Il 19 aprile, l’ufficio bilancio della Camera dei Deputati ha pubblicato i dati sui pensionamenti d’ufficio nel Pubblico Impiego confermando come entro la fine dell’anno, tutti i lavoratori che al 2011 avevano raggiuto la quota 96, saranno collocati in pensione d’ufficio. La notizia non sarà ben accettata da molti perché spesso rimanere in servizio dopo aver raggiunto i requisiti per l’uscita era uno strumento utilizzato per maturare pensioni o TFS (il TFR degli statali), maggiori. L’abrogazione del trattenimento in servizio (novembre 2014) ed il fatto che aver raggiunto la quota 96 prima della legge Fornero, non allunga l’età pensionabile per questi lavoratori, non concede questa opzione a questi soggetti.
Ricapitolando, i soggetti con quota 96 al 31 dicembre 2011, raggiungendo entro la fine del 2016 i 65 anni che rappresentano il limite massimo per il trattenimento in servizio, saranno collocati a riposo obbligatoriamente e d’ufficio.
L’ultima novità riguardante le pensioni per gli statali, proviene dall’INPS e da una circolare, la 1763/2016. L’Istituto comunica che il pagamento della prima rata di pensione delle gestioni ex-Inpdad, come per le pensioni private, sarà effettuato il 7 del mese anziché il giorno uno. Per le rate successive invece nulla cambierà e quindi saranno in pagamento sempre ad inizio mese.