Dopo sacrifici e battaglie giudiziarie alla fine ce l’hanno fatta, hanno vinto il concorso a cattedre 2012 e sono riusciti ad accedere all’insegnamento. Eppure le tribolazioni non sono affatto terminate per circa 100mila docenti che, dall’indomani della pronuncia del Consiglio di Stato dello scorso maggio che ha ribaltato la sentenza del Tar del Lazio (che accoglieva con riserva le istanze dei ricorrenti), rischiano ad anni di distanza di vedersi strappare via il posto e di essere licenziati.

Concorso 2012, il perché delle migliaia di ricorsi

Quali sono state le circostanze che hanno portato a tale situazione?

Secondo il regolamento del Concorso Scuola 2012, per arrivare a sostenere le prove scritte i candidati dovevano aver superato la prova preselettiva con un punteggio minimo di 35/50, punteggio che in scala decimale corrisponderebbe a 7/10. Quando sono usciti i risultati, moltissimi partecipanti non avevano soddisfatto tale requisito ma avevano comunque ottenuto un punteggio pari o superiore a 30 punti, che in scala decimale corrisponde a 6/10. In virtù di ciò, rivendicando la sufficienza delle prove migliaia di candidati si sono attivati per presentare ricorso, istanza accolta dal Tar del Lazio che li ha ammessi con riserva alle successive fasi concorsuali. In moltissimi hanno proseguito l’iter concorsuale e molti adesso stanno ultimando l’anno di prova o sono addirittura già entrati di ruolo: per loro tuttavia pende la spada di Damocle del Consiglio di Stato che, recentemente ha ribaltato la posizione del Tar ritenendo la soglia di sbarramento di 35/50 come “non irragionevole”.

Cosa succederà ora?

Inutile dire il caos che tale orientamento ha generato. Tantissimi ricorrenti si ritrovano ora in una posizione che potrebbe essere completamente travolta da una decisione di merito del giudizio d’appello: infatti, i contratti stipulati con il Miur è sempre previsto che tali contratti perdano efficacia in caso di annullamento della procedura di reclutamento. Decine di migliaia i posti a rischio per i quali per il momento i giudici di Palazzo Spada hanno determinato solo una “sospensione dell’esecutività della sentenza” del Tar Lazio. La palla passa dunque ora nuovamente al Consiglio di Stato che si riunirà in udienza di merito il prossimo 20 dicembre 2016 e che, malgrado si sia già espresso, dovrà seriamente considerare i numeri in ballo prima di confermare tale orientamento.

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