I precoci sono i lavoratori che più degli altri hanno subito gli effetti negativi della legge Fornero. Il fatto di essere andati a lavorare in tenera età si è rivelato un boomerang perché invece di favorire il lavoratore lo penalizza. Nell'ultimo colloquio che si tenuto a Roma con i rappresentanti dei Precoci e Tommaso Nannicini, in rappresentanza del governo, si è parlato di quota 41. IlSottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ascoltato quanto espresso dai lavoratori precoci ma, alla fine, ha preso tempo dicendo che avrebbero fatto delle verifiche amministrative per capire se ci sono i margini per accontentare la massa di lavoratori precoci.
Quello che è emerso è che il governo vorrebbe proporre dei bonus per coloro i quali hanno iniziato tra i 14 e 18 anni e lascerebbe il resto nelle mani della riforma Fornero. Ma quota 41 è un passo importante anche perché tra non molto non ci saranno tanti lavoratori che potranno raggiungere questa quota vista la disoccupazione che attanaglia il mondo del lavoro.
Cho cosa succederà?
Probabilmentequalcosa si saprà dopo l’incontro tra Governo e sindacati che si terrà tra il 29 luglio e il 5 agosto. Secondo quanto si è appreso aiprecociverrebbe attribuita una maggiorazione convenzionale dell’anzianità contributiva sino al 50%. In pratica a chi ha lavorato 2 anni, tra i 14 e 18 anni di età, viene riconosciuto uno sconto di un anno di contributi; se gli anni lavorati sono quattro lo sconto diventa di due anni.
I sindacati inoltre hanno proposto di dare due anni di abbuono a coloro i quali abbiano già 40 anni di contributi ma questa proposta non sembra incontrare la disponibilità del governo perché sarebbe abbastanza onerosa per le casse dello Stato. Governo che in ogni caso continua a martellare con la proposta APE che darebbe l'opportunità al lavoratore di anticipare l'andata in pensione con un prestito pensionistico da pagare in 20 anni.
Questa soluzione penalizzerebbe comunque il lavoratore perché sarebbe costretto a ricevere un assegno decurtato di una percentuale variabile in base agli anni che rimangono alla quota pensionistica. Ma i lavoratori precoci non demordono e continueranno la loro battaglia perché sono convinti di essere stati oggetto di una grossa discriminazione quando si è deciso di riformare le pensioni. La stessa Fornero adesso si è resa conto di aver commesso una grossa ingiustizia sociale non tenendo conto di questa categoria di lavoratori.